Giorno 65: il teschio e il suo mistero…

4 Luglio 2015 – Lusaka

Stop a Lusaka per transfer a Kabwe e una mezza giornata di riposo.
Per Pangea, Cycling on Life’s origin, il territorio di Kabwe rappresenta un riferimento importante, (vi consiglio di visitare le interessanti note allegate nel sito, sull’aspetto generale dello Zambia)

Grazie alle favorevoli condizioni ambientali il territorio della Zambia ha attratto l’uomo fin dalle epoche più remote. Nel Paleolitico superiore esso fu lo sfondo di sviluppate civiltà di cacciatori, testimoniate tra l’altro dai reperti di Broken Hill (oggi Kabwe); nel Mesolitico ospitò tribù di boscimani e ottentotti, che ancora in epoche non lontane abitavano le alte terre sudoccidentali, adatte alle loro attività pastorali.
Kabwe, fra l’altro cela l’interessante curiosità del ritrovamento di un teschio, che rappresenta l’enigma del teschio preistorico con un foro di proiettile.

Quasi un secolo fa, un minatore svizzero era alla ricerca di giacimenti di metallo nelle grotte calcaree di Kabwe, in Zambia, quando trovò un antico teschio databile tra 125.000 e 300.000 anni fà. Si tratta del primo fossile ad essere scoperto in Africa con caratteristiche di Homo sapiens. Ma la scoperta celava una sorpresa più grande: il cranio recava un piccolo foro di forma circolare che gli scienziati forensi vorrebbero ricondurre all’azione di un proiettile ad altissima velocità.
La scoperta ha condotto a speculazioni stravaganti ed articolate.

Il cranio trovato a Kabwe (noto anche come Broken Hill) ha attirato grande attenzione quando è stato scoperto. Secondo la Smithsonian Institution (attualmente in possesso del reperto) si è inizialmente creduto che il teschio di Kabwe fosse il primo esempio in assoluto di una nuova
specie di ominide chiamato Homo rhodesiensis.

teschio

Successivamente gli è stata assegnata la classificazione di Homo heidelbergensis, anche se la ricerca più recente ha dimostrato che alcune caratteristiche mostrano analogie con l’Homo erectus, di Neanderthal ed il moderno Homo sapiens. Non è chiaro a chi appartenesse il cranio, ma è probabile si tratti di un incrocio tra le diverse specie di ominidi.
Il suo carattere ibrido e non univoco costituisce solo una delle misteriose caratteristiche del reperto.

Il fatto più sorprendente, come accennato, è che il teschio sembra riportare un foro da proiettile nella regione occipitale sinistra, con elementi di frantumazione sul lato opposto. Questo suggerisce che il proiettile abbia perforato il lato sinistro, passando attraverso il cranio con una forza tale da frantumare completamente il lato destro. Ora, sarebbe naturale supporre che il foro sia stato causato da una lancia, una freccia; insomma un qualcosa scagliato ad alta velocità. Un medico legale tedesco è pervenuto ad una conclusione ancora più radicale – “il danno cranico dell’uomo di Rhodesian non può essere stato causato da un corpo qualsiasi, ma solo ed esclusivamente da un proiettile “. Il ricercatore Rene Noorbergen, che ha indagato sul mistero, si dice pienamente d’accordo, affermando che “questa stessa caratteristica si riscontra in moderne vittime di ferite alla testa provocate da colpi da un fucile ad alta potenza.”

Un mistero, che pare aver trovato analogie con la scoperta del cranio di un auroch, una specie estinta di bovino vissuto tra 2 milioni ed i 4.000 anni fa lungo il fiume Lena in Russia. E ciò ha acceso la fantasia di moltissimi “fantapaleontologi o-archeologi” che pensano a civiltà progredite e ormai perdute.
(nota: l’articolo integrale è consultabile nelle note culturali di Cycling, Pangea on Life’s Origin).

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