dal giorno 188 al giorno 203; Egitto, Sfinge e “anime gemelle”

Lasciati Ramses secondo e la sua Nefertari, mi dirigo in direzione nord, con l’intenzione di mantenere l’asse del Nilo ,  per cogliere l’opportunità di incontrare la vita attuale e storica di questo fondamentale riferimento dell’Africa. .

L’idea funziona fino ad Asswan; dove posso visitare i templi sulle isole del lago Nasser diga vecchia diga alta, l’obelisco incompiuto, e mi posso muovere liberamente per la città, gustando il brulicare della vita quotidiana, specie nelle onnipresenti affollate caffetterie dove gli avventori sorbiscono caffè alla turca e fumano narghilee ( Sciscia per gli egiziani).

Riparto in direzione nord, e al check point in uscita dalla città incontro Marco Chioffi e la sua Signora, caspita due egittologi italiani di fama internazionale, con cui lo scambio mi avvicina ancor più al nuovo contesto in cui sono inserito. Tutto funziona per il meglio fino a Kom Ombo, e anche se le pattuglie della polizia mi fermano per strada, chiedendomi in primis se sono un cittadino russo (deduco per l’attentato all’aereo, sul Sinai di qualche giorno prima).

Continuo con la visita ai più importanti monumenti della storia Faraonica e via via templi e faraoni che adorano i coccodrilli, sciacalli, rapaci e animali vari.

Giorni particolari trascorsi sui pedali, altalenanti fra una fastidiosa dissenteria e febbre e controlli ripetuti della polizia che ogni volta richiedono di disfare tutti i miei bagagli.

Mi bloccano anche  per il telefono satellitare, per il  Tracker fino a costringermi a riporli o affidarglieli per non usarli.

Vengo controllato a vista, e scortato  da staffette della polizia che mi seguono tallonandomi la ruota posteriore, accompagnato in posti per passare la notte senza la possibilità di uscire senza che ci sia stato un preventivo accordo.

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Tutto ciò avviene con il massimo della gentilezza da parte della polizia, che ad ogni cambio di staffetta, che adesso in primis mi chiedono se sono di cittadinanza francese, dati gli attentati del 13 novembre. Nel contempo mi mette al massimo del mio agio per continuare a pedalare; anche se trovo tutto questo paradossale, e chiaramente spropositato per un semplice ciclista.

Da un lato colgo perfettamente la loro apprensione e le loro consegne di responsabilità per la mia incolumità.

Ciononostante, il momento contingente dell’allerta terrorismo protegge Pangea, anche se crea inevitabilmente delle ostruzioni alla libertà di movimento e alla libertà di osservazione.

Dalla strada, la mia sensazione di ritorno, è di una tranquillità assoluta, accompagnata da un filo conduttore di braccia alzate di saluti conditi da sorrisi.

Vengo lasciato libero nei spostamenti cittadini di Luxor, e successivamente a una decina di chilometri prima di arrivare al Cairo, in cui l’ultima staffetta della polizia si congeda, assicurandosi che uscirò dal Cairo solo dall’aeroporto.

Alla mia richiesta di continuare, attraversando a nord la penisola del Sinai, mi rispondono che sarebbero continuate le stesse modalità, e qualche tratto solo affrontabile salendo su una pattuglia.

Tutto diventa troppo innaturale, e neanche penso di disattendere, cercando di aggirare i controlli.

Mi concedo il gusto del traguardo ciclistico di Gijza, con le sue Piramidi e la Sfinge, e l’interessantissimo museo egizio del Cairo.

Il mio entusiasmo è alle stelle e mi fa provare una bella sensazione di forza per il risultato ciclistico e per quanto superato, ma per tutto il resto mi segna e mi sento più debole per le situazioni di vita toccate con mano.

 

Ho provato diverse volte a riassumere il vissuto in una descrizione di questa mia attraversata da sud a nord dell’Africa, ma non ci riesco; intensità, magia, durezza, bellezza, bruttezza, sapori, suoni, diversità, sono solo alcune delle caratteristiche provate e vissute a fior di pelle.

Ripercorrere come da programma di Pangea, Cycling on Life’s Origin la migrazione dei nostri progenitori, evidenzia tutta l’attualità del movimento delle genti , purtroppo oggigiorno forzato da meccanismi oppressivi; ci vediamo al nord dello Ionio.

Faranji, Mzungu, saluta calorosamente tutto il pubblico che mi ha accompagnato in questa mia nuova e meravigliosa Africa. Ciao a tutti

Alessandro