Dal giorno 281 al giorno 282; Inverno Polacco

Dal 7\2\2016 al 8\2\2016

Il cielo si incupisce sempre di più, e non mi fa godere della vista dei Tatra, peccato non vederli ma si continua solamente copiando le pendenze sotto le ruote. Pioviggine, vento, leggero nevischio, temperature appena sopra lo zero, traffico di auto con gli occupanti già pronti per la discesa sugli sci dal centro di Zakopane.

D’accordo, io sarò completamente fuori luogo, data la bici in pieno inverno, ma gli sciatori polacchi, sembravano in piena astinenza da piste da sci, vedendoli già vestiti e imbacuccati all’interno delle loro auto, parevano talmente ansiosi da non voler perdere neanche il tempo di indossare una giacca a vento.

Il profumo, gli odori fanno parte dei nostri più intimi ricordi; l’umidità e ll freddo inverno polacco da chissà quanti anni viene affrontato utilizzando il carbone, con il suo classico odore acre che arriva alle narici, e che identifica un territorio, le sue genti, le sue abitudini tanto in inverno, quanto in estate, dato che ne rimane una sua nota caratteristica nell’aria, anche quando il caldo lo dovrebbe far giacere inutilizzato nella carbonaia, in attesa dell’inverno.

La Polonia di oggigiorno sta correndo veloci passi di modernizzazione, chissà che rapporto vorrà mantenere con l’elemento che l’ha riscaldata per tutti questi anni.

L’odore nell’aria polacca, talvolta sembra addirittura inebriante, per quanto ti fa stare dentro all’atmosfera di luoghi duri per antonomasia, e con il cerimoniale di accoglienza dei profumi, fa da contorno ad ospitare l’insolito ciclista; grande Polonia e grande il suo carbone che l’ha riscaldata.

Powitanie, dal ciclista di Cycling Pangea; ciao

 

Alessandro

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