Dal giorno 295 al giorno 299 ; ” Finlandia, bianco oscurata”

Dal 21  al 25 febbraio 2016 (Helsinki, Lahti, Oulo)

L’approdo al porto di Helsinki, avviene in una nebbia di gelo mista a neve in cui continua il bianco che uniforma il sistema cielo terra.

Helsinki fa subito apprezzare la sua ospitalità verso i ciclisti, con un ottima viabilità parallela per le bici; il solo impatto è con i nomi delle vie, a cui non dedico tempo per l’evidente indecifrabilità ; mi ci vorrebbe non so quanto tempo per cercare di capirci qualcosa, e solo con il navigatore, ormai datato fratello di viaggio riesco a districarmi per evitare le varie autostrade e prendere in direzione Nord, per Lahti , i laghi , Oulu e via dicendo.

Neanche minimamente immaginabile percorrere la N4\E75, strada troppo trafficata e a scorrimento velocissimo. Dobbiamo dividerci con la famiglia e procedere per strade diverse, perché le strade minori parallele sono meravigliose per la bici, ma coperte di neve e ghiaccio e non voglio mettere a repentaglio la sicurezza di guida a cui mia moglie dovrà far fronte. Per cui il “Bradipo” (camper che mia moglie sta guidando) continuerà sulla N4\E75, perfettamente mantenuta, mentre io proseguirò per strade interne;  ci incontreremo solo a sera o verso metà giornata se le offerte stradali ce lo consentiranno.

Giorni sui pedali attraversando distese di neve in cui il ciclista e i pedoni sono gli elementi che procedono più lentamente, per cui da rispettare a priori. L’inverno non ostacola il procedere di Pangea, anzi il ghiaccio rappresenta un ponte amico per attraversare tagliando sopra ai laghi, tanto da potermi permettere gli incontri con pescatori invernali, super attrezzati attirati dai “Percha”, mi auguro di aver interpretato correttamente il nome del pesce riferitomi da Juha giovane pescatore con cui ho avuto qualche scambio descrittivo.

Alla sera monta l’adrenalina dei giovani locali che si trasformano in eccellenti rallysti che si scatenano sui laghi, gli basta una moto o una qualche auto molto rombante per dar pratica ad evoluzioni circensi sulle quattro o sulle due ruote, con sbandate più o meno controllate, conduzioni in sovra o sottosterzo e piroette su se stessi con auto che sembrano stare dentro due binari di neve.

La giornata sui pedali viene avvolta da innevata acustica in cui tutto viene ovattato e ti fa apprezzare una calma sensoriale che aiuta l’attenzione per quel che risulta sovra recepibile; la musica della neve che scricchiola sotto le ruote, qualche colore che buca il bianco, bambini che escono da scuola e inforcano le loro bici o gli sci per tornare a casa o per scatenare le gambe in qualche gioco post orario scolastico.

Terra di vichinghi in cui le loro gesta di un tempo con rappresaglie espansive li hanno portati in tutto il mondo (ottime le indicazioni di Dario), e che adesso fanno assaporare un profondo rispetto, con la loro organizzazione culturale nei confronti dello straniero in bici.

In questo contesto vissuto sui pedali e a contatto con l’intimità della natura, fatico a pensare alla presenza di diffuse frange xenofobe che combattono e in modo , a mio avviso molto brutto) si chiudono faziosamente contro i fenomeni migratori di vita delle persone, artatamente mossi dalle macchine di guerra del mondo. Mi auguro che anche i giovani vichinghi, diano il loro bellissimo esempio di rispetto, proponendosi per l’abbattimento dei muri e per la costruzione di ponti.

Sotto la neve, pane; mi auguro per tutti. Domani si punta alle porte della Lapponia, e sarà molto utile un caloroso abbraccio. Ciao a tutti

 

alessandro

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