Ex JUGOSLAVIA – QUANDO I BALCANI ERANO L’ILLIRIA

La geografia è l’occhio della storia. Questo motto, attribuito al geografo alessandrino Tolomeo (II secolo), è ripreso molti secoli dopo nel proemio del primo atlante moderno, nel 1570, dal cartografo olandese Abraham Ortelius. Tanto per citare due esempi. Secondo gli umanisti la geografia serve per conoscere e memorizzare la storia, per collocare nello spazio le imprese degli antichi. Dunque la storia non può essere separata dalla geografia: ogni paesaggio, confine, struttura politica, aspetto culturale è il risultato di un divenire, che va raccontato nel suo sviluppo storico per capire la realtà di ieri e di oggi. Gli insediamenti, i modi di vita, le culture, lo sviluppo delle civiltà, le forme di aggregazione politica vanno spiegati nella loro relazione con l’ambiente geografico, la morfologia del territorio, i cambiamenti climatici. L’ecostoria e lo studio del paesaggio storico aprono finestre interessanti su fenomeni molto marcati nell’antichità così come nell’età moderna e contemporanea. I caratteri geostorici in cui storia antica e geografia sono chiamate a collaborare creano un passaggio fra epoche storiche e luoghi che aumenta la comprensione e apre punti di vista non scontati e nuovi. Fra l’altro, aiuta a capire che lo studio del mondo antico risponde anche alle domande del nostro tempo. Lo studio della preistoria umana e del primo popolamento della terra trova naturale complemento nella demografia che, attraverso il meccanismo della “transizione demografica” spiega la crescita della popolazione nel mondo moderno e le tendenze per il futuro. E forse in nessun luogo come nella Penisola Balcanica questo accoppiamento tra storia e geografia diviene fondamentale. Che l’una sia “figlia” dell’altra è chiaro.

 

Teorie della migrazione e risultati genetici

Secondo moderne teorie genetiche e le analisi del Dna le popolazioni pelasgiche (precedenti alle culture minoiche e elleniche) appartenevano a gruppi arrivati dal Medio Oriente circa 35.000 anni fa. Sarebbero giunte dall’area siriana e, dopo aver colonizzato l’Anatolia meridionale in epoca neolitica, 8.500 – 7.000 anni fa, si sarebbero unite a gruppi giunti dal Caucaso, attraverso l’Anatolia meridionale circa 6.000 anni fa. Questi ultimi praticavano la pastorizia ed la lavorazione dei metalli. Sarebbero la popolazione definita “pelasgi”.

Tali teorie genetiche e storiche vengono usate per chiarire anche il mito (comune) della Titanomachia e Gigantomachia, alla base delle verità storiche delle successive invasioni elleniche (ionica, eolica ed achea) a discapito dei Pelasgi.

Mito e storia si intrecciano

Nella mitologia greca viene detta Titanomachia la lotta condotta dai Titani contro Zeus per la conquista dell’Olimpo. Nella titanomachia si affrontano due fazioni, quella capitanata da Zeus, che vedeva tutti gli dei dell’Olimpo più i Ciclopi e gli Ecatonchiri (giganti dalle cento braccia), in guerra contro la fazione, appunto, dei Titani guidati da Crono.

La Titanomachia è oggetto della narrazione di svariati poemi ciclici, tra cui la “Teogonia” di Esiodo e il poema perduto “Titanomachia”, attribuito a Eumelo di Corinto. I Titani erano dei di alta statura dotati di una forza prodigiosa. Non tutti i Titani si rassegnarono al dominio di Zeus, solo quattro di essi lo accettarono e gli altri si ribellarono, da qui nacque una guerra che durò dieci anni. Secondo Tallo, uno storico del primo secolo citato da Taziano nella sua “Oratio ad Graecos” (scritto dopo il 165 d.C.), la vittoria di Zeus e dei suoi alleati Centimani contro i Titani, si verificò 322 anni prima della guerra di Troia, cioè circa verso il 1500 a.C.: una data che molti storici accettano per datare l’espansione ellenica in Tessaglia.

Ma Gea, la Terra, non perdonò a Zeus la vittoria sui suoi figli Titani e gli aizzò contro le altre sue creature, i Giganti. I Giganti avevano una statura e un corpo smisurato, con code di drago e lo sguardo terribile. La guerra si riaccese, muovendo dalla Sicilia fino ai Campi Flegrei e proseguendo in Arcadia, in Tessaglia, Macedonia e Tracia. I Giganti per raggiungere la vetta dell’Olimpo, sovrapposero una montagna all’altra ma Zeus alla fine, con l’aiuto di tutti i suoi fratelli e dei dell’Olimpo e persino di un semidio Heracle o Ercole, ebbe ragione e seppellì i Giganti sotto vari vulcani. Questa seconda guerra fu chiamata Gigantomachia.

 

 

 

I PELASGI E/O GLI ILLIRI

 

Il più antico popolo dei Balcani è identificabile oggi, con il popolo albanese. Esso occupava nei tempi antichi un territorio che si estendeva dall’Adriatico fino al Danubio, compresa l’Ungheria Occidentale. I suoi avi venivano chiamati Illiri. Erano tra i primi ariani arrivati in Europa. Il loro Paese era conosciuto come Illiria. Sul loro arrivo non esistono date certe, anche se le prime testimonianze risalgono al 2000 a.C.

Il professor Kelmendi, forse il più importante studioso di questi popoli, cita Erodoto, che li chiama barbari e sostiene che assomiglino ai Traci; l’Illiria romana confinava con la Tracia. Della stessa opinione sono anche gli antichi scrittori greci. Gli Illiri pare fossero alti, avessero una scarsa muscolatura, una grande intelligenza e fossero grandi guerrieri. I capelli e gli occhi erano neri; adoravano molte divinità tra cui Medaurus, Binaus, Latra, Seutona.

Nella società illirica era riservata alla donna un’alta considerazione. Essa esercitava anche il potere politico e come in Egitto, poteva anche essere regina. Come altri popoli indoeuropei, anche gli Illiri offrivano sacrifici alle divinità e vivevano perlopiù di caccia.

Dello stesso sangue e lingua erano anche gli epiroti. Strabone dice che gli Illiri, gli Epiroti e i Macedoni parlavano la stessa lingua tanto che Kelmendi azzarda l’affermazione che la cultura greca fosse recepita solo superficialmente da queste genti e che i guerrieri di Filippo e di Alessandro il Grande giunti fino in India e tra le piramidi d’Egitto, parlassero una lingua, madre dell’odierno albanese.

Gli Illiri erano suddivisi in tribù: gli Ardiani, i Labeati, i Liburni, gli Autariati, i Dalmati, i Dardani, i Veneti come anche i Messapi e gli Japigi, che probabilmente secoli prima di Cristo erano emigrati colonizzando la parte meridionale della penisola italiana. Oltre a queste c’erano anche altre tribù. Il fenomeno di questa varietà di popolazioni può essere spiegato solo dalla composizione e dalla natura del Paese in cui abitavano.

Erodoto sosteneva che gli Illiri/Albanesi si recassero anche presso il tempio di Delphi. Le loro presenze nel cuore dell’Acropoli di Atene (il quartiere più antico della città) risalgono a tempi remoti e trovano sostegno in un verso di Tucidide in cui si parla di un popolo barbaro alle radici dell’Acropoli dov’era possibile ascoltare una lingua simile all’antico albanese.

Pelasgi, illiri, arberi, albani, arvaniti, arnauti, shqipetar… nomi strani: per definire un popolo unico o abitanti diversi di una stessa zona? Sono comunque, nei secoli, la denominazione di quel popolo misterioso che è “sempre” stato nel mezzo, tra Oriente e Occidente. Che siano solo albanesi, inclusi nei confini che conosciamo oggi, è impossibile. Anzi appare quasi certo che gli Illiri venissero da nord e si siano spinti a sud inglobando anche quella che è l’odierna Albania. D’altronde – e questo è accertato – gli Illiri furono i primi ad entrare nell’età del ferro, verso il 1.100 a.C. e dunque si trattava di una civiltà assolutamente evoluta. Le loro conquiste e la loro forza si debbono dunque anche all’uso di un metallo rivoluzionario per l’epoca. E così per loro fu facile addentrarsi anche nell’Italia del nord molto prima dei Celti e stanziarsi in Veneto e sulle coste adriatiche. Di certo fu facile attraversare lo stretto tratto di mare con le Puglie e colonizzare la zona di Brindisi , da loro chiamata Brention ovvero “cervo” per la tipica ramificazione delle calette di quel porto naturale. Il termine o prefisso “Bre” (plurale Bront) lo si ritrova in moltissimi termini non solo del Norditalia e in toponimi quali Bre-scia, Bre-ssanone Bre-nta ecc. dove il cervo era altamente diffuso. Ciò conferma la diffusione della cultura illirica nell’Europa e nell’Italia di quei tempi antichi.

Illiri, Epiroti, Macedoni: si tratta certamente di “sfumature etniche” di una popolazione antica, che abitava tra i monti e il mare, tribù che vivevano fianco a fianco, magari guerreggiando, come accadeva nell’antichità. E nei tempi di pace scambiando merci e influenzando l’una le abitudini e la lingua dell’altra, prima che il mondo fosse dominato dalla cultura greca prima e poi romana.

C’è chi sostiene come ”prima” di Atene e Roma, ci fosse una cultura pelasgo – etrusca, sopraffatta poi dall’ellenizzazione e romanizzazione. I pelasgi e gli etruschi abitavano l’Anatolia, i Balcani e l’Italia prima dei greci, prima che questi ultimi arrivassero, ultima coda di un fenomeno millenario, dal Medioriente. E come Erodoto afferma, i greci assunsero dei e cultura dagli antichi abitanti che trovarono nel loro avanzare: essi avevano un mito, quello del primo pelasgo, nato dalla terra. Il fatto peraltro rieccheggia moltissimo la Bibbia, l’Antico Testamento e il racconto della Creazione.

Un’evoluzione complessa e non ancora chiara, viste le scarsissime fonti, vede il raggruppamento di tutti questi popoli sotto la denominazione comune di “Illiri”, con un’identità di popolazione stanziale ed economicamente evoluta. Pare battessero moneta prima dei romani e che le loro terre si estendessero dal Danubio fino ad Atene: nei Balcani, a questo punto, non sono ancora arrivati i popoli slavi, che entreranno definitivamente appena nel 5-600 d.C.

Anche il meridione d’Italia è abitato da tribù illiriche come gli iapigi che diedero il nome alle Puglie. Ma non solo: i veneti sono illiri e cioè cugini di macedoni e albanesi.

Successivamente vennero i romani, e poi i barbari e poi l’onda degli slavi…e gli illiri si ritirarono o vennero, per la gran parte, inglobati. Ancor oggi si chiamano arber, o arben in gheg (una delle due varietà principali di dialetto/lingua parlata in Albania, Kosovo, Macedonia, Montenegro, Serbia, mentre l’altra e il tosk sul quale è invece basato l’albanese standard; gheg sta anche ad indicare un gruppo etnico/linguistico) mentre l’altra variante è Arberi, la terra degli Arber, l’odierna Albania che significa “la terra delle aquile”.

Illiri significa liberi: anche oggi in albanese illir vuol dire libero. Forse perché gli illiri erano uomini liberi che navigavano in un mare al quale diedero il nome di Ionio (jon in albanese vuol dire “nostro”) lo stesso mare che dopo i greci chiamarono Egeo (egeo = mio in greco) e che i romani chiamarono “mare nostrum”.

Più tardi gli ottomani, nella loro conquista dei Balcani li chiamarono Arnaut, che significa grossomodo “coloro che considerano vergognoso tornare indietro”. Sí, perché nella sua espansione inarrestabile, l’impero Ottomano dovette fermarsi solo due volte: alle porte di Vienna e sulle montagne dell’Albania.

Dai Balcani vennero personaggi illustri della storia come l’imperatore Giustiniano il legislatore, nato a Taor (un tempo Tauresio) in Macedonia, Costantino il primo cristiano da Nis (un tempo Naissus) in Serbia o l’altro imperatore romano, Diocleziano, nato a Salona in Croazia nel dicembre del 244 e morto a Split (Spalato) e tanti altri, come Papa Giovanni IV nato in Dalmazia.

Le aree di insediamento degli Illiri. Nella cartina mancano le aree tirreniche d’insediamento
Le aree di insediamento degli Illiri. Nella cartina mancano le aree tirreniche d’insediamento

Analisi della lingua

La lingua albanese è la lingua più antica dell’Europa. Gli studiosi la fanno derivare dalla lingua illirica e da quella tracio – frigia (che è della stessa famiglia della lingua etrusca), lingua ereditaria dell’ antichissima lingua pelasgica, sulla quale i Greci costruirono la loro lingua: il greco antico. Da questa lingua derivano la lingua ionica e quella arcadico – cipriota. La lingua albanese è un ramo completamente separato da quelle che si chiamano lingue indoeuropee, e non deriva da nessun’altra lingua conosciuta. Oggi non si hanno tracce della lingua degli Illiri antichi, se non solo alcune rare epigrafi (trascrizioni fonetiche della lingua illirica tramite le lettere greche e, successivamente, le lettere latine) che sono composte da nomi propri e toponimi tipici illiri. In verità i principi Illiri usavano la lingua greca e poi quella latina nelle relazioni con il mondo esterno ma il popolo parlava la propria lingua. Proprio questa è un’ eredità preziosa che i pelasgo-illiri lasciarono ai loro discendenti. Un famoso filologo, Z. Majani, a proposito dice: “La lingua albanese è una lingua meravigliosa dove certe volte basta chinarsi per raccogliere pepite d’oro… filologiche. In questa lingua, talvolta senza la minima fatica, scopriamo parole antichissimee che sono contemporanee all’ Iliade o al secondo re di Roma Numa Pompilio.

Gli Illiri da popolazione autoctona, hanno continuato a sviluppare la cultura e i costumi tramandati dagli antichi Pelasgi.

Anche se non si trovano tracce scritte della lingua albanese prima del XIV secolo, è irrefutabile il pensiero che gli odierni Albanesi parlino la stessa lingua dei loro bisnonni, indipendentemente dall’evoluzione naturale che una lingua subisce. I primi filologi del XIX secolo, hanno dimostrato che la lingua albanese è chiaramente una lingua indoeuropea che però non ha affinità chiare con nessun’altra lingua conosciuta. L’inserimento nel gruppo indoeuropeo è dato dal suo sviluppo strutturale. Nelle lingue indoeuropee del Nord Europa, la lettera “o” breve, cambia in “a”; invece nel gruppo indoeuropeo del Sud Europa è conservata la lettera o. Ecco perché gli studiosi collocano nel gruppo del Nord la lingua albanese. Un esempio: la parola natë – “notte” in lingua albanese, nacht (tedesco), naktus (lituano) per le lingue del gruppo del Nord Europa, ed ancora nox, noctis (latino), nuktos (greco) per le lingue indoeuropee del gruppo del Sud Europa. I rapporti della lingua albanese con le lingue del gruppo del Nord Europa sono stati oggetto di studio di molti filologi, fra i quali Pedersen Holger e il famoso albanologo Norbert Jokl. I rapporti della lingua albanese con il gruppo del Nord sembrano normali perché è noto che le regioni dell’alto e medio Danubio sono state la culla dei pelasgo – illiri, o per lo meno questa è una delle tappe della loro migrazione dall’Atlantico fino al Mar Nero.

John Geipel, antropologo, scrive in proposito: “Nonostante gli attacchi, gli Albanesi sono rimasti isolati nelle loro montagne e non hanno quasi sentito l’impatto con gli invasori, anche se un certo numero di parole greche, latine, slave e turche sono entrate nella loro lingua. L’invasione slava nei Balcani durante il VI secolo d.C. ha portato alla scomparsa dei dialetti albanesi nelle regioni della Bosnia e Montenegro, ma la lingua slava non riuscì mai a mettere radici in Albania. Nella lingua albanese troviamo la struttura di un certo numero di parole tracio-frigie, lingua quest’ultima che si è estinta nei Balcani.”

E Norbert Jokl:”In ogni aspetto si osserva che le lingue del patrimonio linguistico, successive alle lingue antiche dei Balcani, come la lingua illirica e la lingua tracia, sono strettamente legate alla lingua albanese”.

Il linguista Meje nel suo libro “Le lingue indoeuropee” non ha potuto determinare la vera origine dei Pelasgi e neanche della loro lingua . Così non ha potuto stabilire la connessione della lingua pelasgica con la lingua illirica e tanto meno con l’albanese, ma ha fatto affermazioni sorprendenti:

Gli Illiri hanno svolto un ruolo molto importante, ma ancora mal definito, nel centro d’Europa e hanno agito in varie direzioni: verso il mondo germanico, con il quale i rapporti e gli scambi sono stati intensi; in Italia dove si trovavano molte tribù illiriche (è stato anche ipotizzato che gli Umbri fosse un ramo illirico); queste tribù illiriche devono essersi spostate anche nel Sud dei Balcani dove tanti toponimi ci indicano una colonizzazione illirica coperta in seguito dalla colonizzazione ellenica. Anche i Filistei, i quali fondarono la Palestina, si devono considerare di origine illirica. La radice di molte parole e alcuni nomi sono illirici”.

Tuttavia rimane oscura la questione della lingua dei Pelasgi:

Bisogna dire che i primi linguisti del periodo compreso tra il XIX secolo e l’inizio del XX secolo hanno basato i loro studi esclusivamente sulle affinità di tre lingue: sanscrito, greco e latino. Parrebbe dunque che non sia stato tenuto conto del fatto che la lingua pelasgica è più antica di quella greca ed addirittura di quella sanscrita. Non si è tenuto conto neanche dell’influenza della lingua pelasgica nella formazione di lingue più tardive. Oltretutto, va considerata l’influenza che ha avuto la lingua illirica nelle lingue balcaniche.

“…le regioni che i Greci occuparono erano abitate prima del loro arrivo da una popolazione di razza sconosciuta, che parlava una lingua sconosciuta e che conosciamo solo sotto i nomi di Pelasgi, Lelegi, Cari ecc. Secondo i toponimi arrivati a noi, questi popoli parlavano una lingua non indoeuropea. Secondo gli scrittori antichi la lingua pelasgica (nome non molto chiaro che sembra essere stato usato per lingue pre-elleniche diverse) era ancora in uso nel V secolo a.C. sulla costa della Tracia, nella Propontide meridionale e in alcune isole come Imbro, Lemno, Samothracia e fino a Creta”.

Infine ecco un altro paragrafo tratto da uno studio proposto dallo studioso e filologo Zaharia Majani sugli Etruschi e le tribù tracio-illiriche: “Erodoto, secondo una diffusa tradizione, considerava l’Anatolia come il punto di partenza degli Etruschi per l’Italia. Verso il 1300 a.C. questa regione dell’Anatolia era popolata dagli Illiri e dai Traci venuti dai Balcani. Cosi i Macedoni diventarono Frigi in Anatolia. I Dardani balcanici si sono trasferiti in Troade. Essi parlavano dialetti illirici, una lingua indoeuropea unica, né greca e né latina. Ecco perché i latinisti e gli ellenisti non hanno potuto fino ad oggi interpretare la lingua degli etruschi. Essi cercavano la chiave interpretativa in queste due lingue classiche: greco, latino con riferimenti al sanscrito; ma questa chiave si trova da un’altra parte. Solo la lingua illirica ci permette di avvicinarci all’interpretazione della lingua etrusca, di cui la nostra fonte principale rimane la lingua albanese, l’unica lingua balcanica ancora viva, alla base della quale rivive la lingua illirica.

Nota: per la redazione di una parte delle testi ci si riferisce ai testi di Mathieu Aref

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  • Altin Harizi Scritto 1 anno fa.

    La storia mi piace tanto,ma in quanti stati aprovano queste ricerche archeologiche. Per favore mandatemi notizie.
    Grazie

  • Lorenc Stefa Scritto 1 anno fa.

    Sono un albanese e se potessi bacerei il coraggio che avete a scrivere un simile articolo sulla lingua e la storia del mio popolo da sempre solo disprezzata.
    Un abbraccio e tutto il rispetto.

  • Gent Scritto 1 anno fa.

    Grazzie per far sapere agli italiani la storia dell mio Paese.

  • Blerim Scritto 12 mesi fa.

    Bella storia per il popolo albanese.

  • Flavio Scritto 11 mesi fa.

    PELLAZGE ILIRIAN sono un tribu arivati dalla ATLANTIDE ATI-LINDI-IDENE.Atlantidasit arrivarono 15 000ani fa e fu costrui un piramide a ballcan-Bosnia. Atlantida si tova preciso nel triangolo di bermuda sono mare,..

    • Elton Scritto 6 mesi fa.

      Grande e verissimo

  • Klodian tafa Scritto 11 mesi fa.

    Mi emoziono spesso quando leggo la storia del mio popolo delle sue antichissime origini, mi piacerebbe molto che le ricerche andassero avanti.

    • Andrea Shala Scritto 10 mesi fa.

      La storia non mente mai.Questa é l’antica Albania,la veritá scomoda disturba ancora oggi molti “vicini”.L’unico paese al mondo che confina con le proprie terre.Europa ingrata!

  • Demir Scritto 8 mesi fa.

    Chiarissimo ma dovrebbe essere pu trasparente

  • Zeland Luli Scritto 7 mesi fa.

    Concordo con la maggior parte delle cose che sono scritte ma non avete messo l’accento che Ilir non significa solo essere libero…infatti provieme anche da due parole dette insieme “Ili-Ir” o venuti dalle stelle in italiano….prova di questa cosa sta nell libro scritto dagli arberesh che vivono in sud italia “Ili i Arberesvet” che significa La stella degli Arberesh…Ili vuol dire stella…..chiamiamo ancora oggi i nostri amici che abbiamo alta considerazione “gigante”….gigante non per il fatto che sono alti di 3 metri ma per via della loro personalità!!!!!

  • Alda Cicognani Scritto 4 mesi fa.

    Molto molto interessante. Ma chi si inoltra come ho fatto io, nel percorso delle radici? Siamo degli ignorantissimi! Cosi’ ho scoperto che i rozzi e delinquenziali Albanesi…hanno una forte solida origine e lingua autonoma e forse, a conoscerla..bella!!!

  • toto Scritto 3 settimane fa.

    bellissima,grazie di cuore a tutti ,,,la verita che non piace a milioni e milioni di slavi…