Faranji turista

dal 16\10\2015 al 22\10\2015, Gonder, Axum, Lalibela, Gonder (Etiopia)

Data la considerevole distanza fra i siti di Axum, Lalibela e Gonder , devo lasciar ferma andrea a Gonder, per poter fare il classico turista per qualche giorno; nessun problema , pochissimo tempo e ci risalirò per continuare da dove l’ho temporaneamente parcheggiata.

Axum con i siti archeologici dell’impero di Kaleb e soci arabo yemeniti del tempo, steli di varie misure e forme, di cui una, come italiani, possiamo fregiarci di averla giustamente restituita; ogni cosa dovrebbe rimanere al suo posto, un pò come le stelle alpine (Renzi, visto che sei anche toscano,  la nostra “Gioconda” Hollande e  soci francesi potrebbero restituircela………?).

Ritornando in questa parte dell’Africa, tanta è la storia di scambi e di condivisioni fra cultura araba e cultura africana, che riuscire a definire una dominante risulta difficile. Il mare che divide geograficamente le terre, non sembra aver costituito una barriera, anzi sembra quasi neanche ci fosse mai stato (pangea “cammina sotto e sopra” le acque).

Scendendo nell’Ahmara, Lalibela con le sue chiese monolitiche ricavate direttamente dalla roccia lavica e scavate fino al livello del basalto, ha suscitato troppa curiosità, eh non ce l’ho fatta di lasciarmi perdere questa occasione di metterci il naso, riferimenti troppo belli e importanti. Muoversi tra gli angusti passaggi ricavati da una grandissima opera di scavata a mano nella roccia lavica, mi pareva di rivivere quei momenti della realizzazione.

Scusate faccio un passo indietro; fuori del sito archeologico c’era praticamente tutto il paese che sta lavorando per lastricare e abbellire l’area del centro di Lalibela. Tutto rigorosamente a mano, dal ricavare le pietre a mano, al preparare le superfici a portare l’acqua la sabbia, e tutto quello che serve, senza differenze tra uomini e donne. Tutti a dare il loro contributo a realizzare questa opera e ottimo tutto il paese che può contare su di una fonte di guadagno. Camminare nel mezzo di questa scena reale di manodopera e addentrarmi fra le chiese ricavate nella roccia, mi ha parso di continuare in unico filo conduttore. Sembrava quasi un anticamera per gustare e capire la normalità di azioni lavorative di oltre 2000 anni fa; io le ho colte come riproposte in un’allarmante ma fedele attualità.

Scusatemi, ma non riesco a descrivere in un risicato diario di viaggio, tutto quello che ho visto in questi tre siti importanti, ci vorrebbe una capacità di sintesi che non sarà mai fedele dell’interessante realtà.

L’unica cornice che accomuna questi tre siti, è il meraviglioso scenario della Rift Etiope a oltre 2000 metri di quota, con una temperatura pennellata e progettata per la tranquillità dell’essere umano.

Faranji acclimatato, saluta tutti, ciao

Alessandro

Lascia un commento

Tutti campi sono obbligatori