Giorni 185 e 186, Ospitalità dal Darfur e burocrazia di confine

4 e 5 novembre 2015, on the way – Wadi Halfa (Sudan) – Abu Simbel (Egitto)

A Sugul, famoso per l’importante riferimento di storia antica e recente di vita nubiana, ora sono diventati più importanti i due complessi che ospitano le rispettive polizie di frontiera del Sudan e dell’Egitto.

Per chi li vive dal palcoscenico del manubrio della bici, registra solo una stupida divisione di genti che sono stati e continuano ad essere fratelli da millenni e adesso faticano a passare da una parte all’altra data l’incomprensibile richiesta di regole e documentazione per camminare o spostarsi come meglio credono sul loro pezzo di deserto.

Io posso solo orgogliosamente testimoniare il continuo dell’ospitalità dei sudanesi, dato che al mio arrivo nel primo pomeriggio, mi sono visto chiudere i cancelli in faccia, nonostante l’apertura doveva essere per tutto il giorno. Va be, neanche il tempo di guardarmi attorno per accamparmi che dei giovani del Darfur, mi propongono di dormire all’interno del cantiere in cui stavano lavorando.

Mi offrono anche un letto, e loro si sdraiano sopra delle coperte aperte sul pavimento; basito riesco solo a sdebitarmi insistendo per offrire e perché accettino la mia cambusa, fatta di biscotti, pane, marmellata, un pacco di pasta e del thè che tengo a riserva per i facili imprevisti del non trovare nulla da mangiare.H1440023

Io e la mia schiena, ringraziamo le genti del Darfur, per la lezione di ospitalità.

Alessandro

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