Giorno 15: in bocca al… leone!

15 Maggio 2015 – da Grahamstown ad Adelaide

La prima tappa di Pangea, Cycling on Life’s Origin, ha contribuito a formare sul campo la partenza di quanto pensato e progettato nel tempo; ha visto miei alti e bassi umorali, tentativi di valutazione sul campo di quanto sto facendo andati completamente a vuoto e altri che cominciano a formarsi.
Ha contribuito ad allargare la schiera delle nuove amicizie con Donatella e Matteo di Capetown e Francesca, David e le figlie Tosca e Viola di Grahamstown.
Da segnalare, in questi giorni di Sudafrica, il continuo alternarsi di sorrisi e grande ospitalità, indipendentemente dal colore della pelle.

Oggi si riparte per una nuova tappa e il pensiero va a tutte le persone che mi scrivono nonostante non riesca a trovare il tempo per rispondere (almeno per il momento).
Rispondere è una pratica a cui tengo fuor misura, solo non posso permettermi il tempo e la tranquillità per seguire tutti: approfitto del diario giornaliero per scusarmi se non rispondo alle email, ma per ringraziare tutti di quanto stanno facendo per il progetto, in primis mia moglie che mi da forza quotidiana per continuare, ai miei fratelli e via via all’infaticabile Oscar, capace di macinar chilometri anche senza bike, Dario e Alexandra, in continuo fermento per raccogliere preziosissime informazioni e a tutto il team che mi segue, dai giornalisti che mi dedicano la loro attenzione agli amici che da lontano continuano ad essermi vicino!

per 15

Bella giornata con alcune nuvole che si rincorrono nel cielo: a queste latitudini il colore blu è ancora più intenso di quello a cui sono abituato nelle giornate di sole.
Lascio l’asfalto per una lunga strada sterrata che scorre su dolci pendi: non fosse per il peso dei bagagli, sarebbe davvero facile percorre questi saliscendi continui tra le macchie verdi di varie gradazioni del bush, alternate ai campi ingialliti dall’erba di fine autunno.
Di buon ora prendo in direzione nord, per la 350 e poi per la 344, sterrate e in un bush talmente isolato che tutto il giorno mi attraversano la strada piccole manguste, babbuini che si nascondono al rumore della bici, lepri, piccoli facoceri e qualche lesta antilope. Neanche tento di fotografare, perderei solo tempo a fermarmi e a riporre la macchina fotografica. Giornata decisamente positiva, nonostante le tre forature che appagano le spine del bush. Tanto che alla terza foratura, ( sono perfettamente solo) mi alzo e sento di essere osservato, non vedo nessuno ma ho questa fortissima sensazione.

Dopo un po’ incrocio la prima auto del giorno condotta da due rangers che stanno pattugliando la zona, chiedo se posso piantare la tenda per la notte, e loro con molta tranquillità mi segnano la collina di fronte che è abitata da una grossa colonia di leoni, nella sterrata non c’è problema, dato il filo spinato, però….
Chissà se quella sensazione di osservazione veniva dai leoni per la giusta pratica di come affrontare una foratura sulla bicicletta; ma comunque sono sempre più addentro al fatto che un ciclista in Africa deve iniziare di buona lena a pedalare fin dal mattino, senza curarsi nello specifico del perchè.
Lo sterrato è molto impegnativo, per il grosso carico che Andrea (la mia fedelissa Bike) sopporta assieme alle mie gambe, però arrivo nel buio completo con la bella stanchezza che appaga una giornata in un paesaggio completamente nuovo e fino adesso perfettamente ospitale.

Un appunto per chi volesse farla in bici:
-con una bici da montagna front leggera, ci si diverte tantissimo e si può scegliere fra spingere sui pedali e godersi il paesaggio.
– Per chi volesse affrontarla con una bici da 50-60kg, ci pensi bene e la prenda con il dovuto rispetto.

Arrivo ad Adelaide dopo un centinaio di chilometri in perfetta solitudine, arricchito dall’ambiente e dai pensieri di viaggio.
Questa piccolo centro è conosciuto soprattutto per l’allevamento delle pecore per la produzione di lana.
Un tempo tutta questa zona era abitata dai Boscimani ma con l’arrivo del Xhosa prima e dei coloni europei subito dopo, le tribù Boscimani sono state sfollate.
La storia racconta che qualche tempo dopo la guerra in Sudafrica (conosciuta anche come la guerra anglo-boera), arrivò un grosso carico di legno dall’Inghilterra. Anzichè essere usato per la costruzione di edifici nuovi, i coloni lo trasformarono subito in banchi della chiesa e il pulpito, con grande orgoglio di tutta la popolazione.

Alessandro

Adelaide2

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