Giorno 157/158: i Visti e le Saldature…

Pedali e saldature
Pedali e saldature

dal 6 al 7 ottobre 2015 Addis Abeba (Etiopia)

Con le pratiche di rilascio visto ingresso in Sudan, continua la specie di sequestro a cui sono sottoposto, per la mancanza del passaporto in tasca; eh si anche questa ambasciata trattiene il passaporto senza rilasciare nessuna ricevuta da presentare nel caso di facilissimi controlli che la polizia regolarmente esegue. E trovarsi in terra straniera senza passaporto in tasca, durante un normale controllo sulla strada, come mi è successo a Nairobi, diventa solo fonte di rogne e di infinite spiegazioni, sempreché vogliano essere recepite.

Sento la voglia e non vedo l’ora di tornare a pedalare, per inoltrarmi verso nord, però devo aspettare e torno a verificare possibili carpenterie per saldare il telaio di andrea

La giornata volge al meglio, al circolo italiano di Addis Abeba, mi offrono il più gentile supporto indicandomi la Tana Enginering di Addis Abeba www.tanaengineering.com.et di Luca del Gaudio, specializzati in lavori di meccanica e carpenteria di precisione, che con un occhio molto professionale “aggrediscono” e risolvono il problema con una minuziosa e perfetta saldatura.

Non riesco a offrire neanche un giro di caffè, perché è una loro soddisfazione aiutare Pangea, Cycling on life’s Origin; che dire io sono semplicemente basito.

La giornata continua con l’incontro casuale dei gestori del Lido hotel di Addis, che pensando fossi appena arrivato in città, mi offrono l’ospitalità nel loro hotel. Come conferma la regola io ho la solita fortuna del giorno dopo; li ringrazio e li metto al corrente che all’indomani mattina sarei ripartito se il visto mi sarebbe stato riconsegnato per il pomeriggio. Nel caso ci fosse stato un ritardo di consegna, avrei accettato ben volentieri l’invito.

Allo sportello immigrazione dell’ambasciata del Sudan, penso di trovare la solita tensione che quel tipo di locali normalmente genera in ogni parte del mondo, invece la gentilezza e la curiosità degli impiegati mi coinvolge in uno scambio di informazioni. Si informano sullo stato delle frontiere dopo l’Italia, e io ribadisco che con il Trattato di Shengen in Europa sono rimasti pochi i valichi di frontiera e che non servono visti. Mi rendo perfettamente conto che mi sto muovendo su un campo minato, e il mio passaporto è dall’altra parte dello sportello e senza timbro sul visto di ingresso.

Niente, io continuo ascoltando la voce di tranquillità che viene dal mio profondo e continuo sbilanciandomi, che magari anche per l’Africa ci fosse un unione di stati dato l’alto valore della similitudine e fratellanza delle genti. Mi espongo un altro po’ dicendo che forse sarebbe la volta buona che l’Africa emerge dai conflitti voluti solo per mantenerla destabilizzata e controllata dai poteri forti.

Mi ascoltano e arricchiscono lo scambio, in cui convengono con me che ci dovrebbe essere un’unica capitale mondiale, con sede in Mali, o in Tchad o in Congo, per dare quelle quattro semplici regole per vivere bene tutti assieme con le sole differenze riferite alle temperature (nel senso che un abitante di Timbuctu accenderà il riscaldamento ad una data diversa dall’abitante di Tuktoyak).

Non nascondo che per un attimo ho pensato di aver combinato una bella frittata, ma lo scambio naturale di vedute oltrepassa i confini.

Me ne esco soddisfatto, sperando che la querelle dei visti sia finita, e cammino fra i vicoli bui di Addis Abeba; si bui e in mezzo alla baraccopoli in cui ci sono mille problemi.

No, non come state pensando in questo momento, i problemi non sono dati dalla gente, anche perché è buio pesto ed è difficile riconoscere il colore della pelle, i problemi effettivi sono nel non calpestare i rigoli di fogna che scorrono, qualche deiezione animale, o ancor peggio di finire dentro una voragine fonda qualche metro ripiena di immondizia e flusso di fogna che si è creato nel tempo.

Questi sono gli unici problemi incontrati nel camminare nel buio della notte in una città densa di contraddizioni e di poche vite tanto ricche quanto di molte vite decisamente povere.

L’osservazione sull’attualità incontrata sulla linea della migrazione, non mi fa stare al meglio.

Con una miscela di leggera frustrazione e di soddisfazione, rientro per prepararmi, domani si continua sui pedali.

Ciao

Alessandro

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