Giorno 161: la meraviglia intorno…

10 ottobre 2015 – da Gora Tsijon a Debre Marcos (Etiopia)

Altopiani meravigliosi e turismo ecocompatibile

La stanchezza di ieri, il posto, la storia, mi hanno fatto conoscere una gran notte di riposo.

Parto contento al mattino nella discesa con discese assurde, pensando ai camionisti, ma vedendo le loro facce tranquille che mi salutano, mi ricredo. Anzi altro che i camionisti, dopo un po’ mi si blocca la pinza del freno anteriore; toccarla non è il massimo e dopo un po’ niente è ancora bloccata e non vuole sapere di allentare la morsa sul disco. Aspetto ancora un po’ e quando la temperatura è affrontabile devo intervenire per sistemarla. Nell’attesa, i vari camionisti e altri drivers di passaggio, tutti gentilmente a chiedermi se avevo bisogno di aiuto.

Smontando la pinza fuoriesce un cordoncino carbonizzato di, sembrava sabbia fine, che faceva da tenuta eccezionale sul pistoncino senza rilasciarlo;penso alle sabbie e al talco della polvere della savana che a volte ricopriva i mozzi della bici, e che forse volevano un passaggio per conoscere altre località.

Riparto e funziona, scendo fino al Nilo in cui le rive dell’alveo avranno una larghezza di poco più di una quarantina di metri che tagliano una golena imponente che fa da base alle gole che si aprono a cono e sono difficili da identificare data la nebbiolina che azzera velleità fotografiche di rendere fede alla morfologia di tutto il contesto.

Immaginate per un attimo, il tutto ribaltato rispetto a noi, cioè si vive normalmente fra i 2500 e i 3100 m di altezza, in un altopiano lungo qualche centinaio di km, che caratterizza l’Oromia, e in mezzo c’è il cono rovesciato del volume di una montagna di 1500 m di altezza, che prima bisogna affrontare in discesa e subito dopo in salita.

Anche questo un altro di quei posti che mi sequestrano l’attenzione, in cui meriterebbe fermarsi per passarvi qualche giorno. Fino adesso sono stati talmente tanti, che mi ci vorrebbe il tempo di tre edizioni di Cycling Pangea forse per tentare di far fede a tutti.

E nel punto più basso il fiume con qualche simpatico animaletto che fa il bagno.

L’importante per me, è avere le ruote di andrea su quell’importante traguardo.

Mi siedo su di un masso per godermi l’abbraccio delle acque rosse di terra di quel fiume solo fino ad ora letto e adesso raggiunto, respirandone l’aria che porta con se fin dalle origini della vita, e mi lascio andare un po’ commosso gustandomi questo momento indocumentabile per la magia che mi sta regalando.

Riparto, la salita si fa sentire, per le percentuali dolomitiche, che rappresentano un po’ la mia casa naturale di tante iniziative di vita vissuta fin dai tempi della scuola in cui si faceva “la stagione” per recuperare qualche soldo e luoghi che tutt’ora continuano a regalarmi una magnifica serenità.

Mi sento bene, e tutti gli agganci sono positivi; alla mente mi torna che, durante la descrizione del progetto, nel contesto di una riunione di parecchi mesi fa, incrociai lo sguardo sorpreso e mi permetto di scrivere, un po’ affascinato della responsabile dell’Azienda di Soggiorno di Bolzano, dall’idea del ripercorrere una linea migratoria delle origini della vita in sella ad una bicicletta.

Bici, pedali, panorami mozzafiato, eco sostenibilità del turismo sono elementi da condividere, poterlo fare con il sostegno della Azienda di Soggiorno di Bolzano, in cui ricoprono un ruolo tra i leader in questo ambito, per me risulta una gratificazione motivazionale.

Un grande grazie all’ATP di Bolzano, professionisti seri del mondo del turismo ecocompatibile, che stanno sostenendo Pangea, Cycling on life’s Origin.

I 1500 metri di salita continuativa che mi riportano sulla parte ovest delle gole del Nilo, mi fanno assaporare una dimensione nuova, perché come ho detto qualche riga fa, solitamente prima c’è la salita e dopo la discesa, in questo caso è come avere messo una montagna al contrario; faranij Alessandro stanco ma contento, continua su di un saliscendi che ormai non fa più paura anche se ci sono ancora parecchi strappi di qualche centinaio di metri di dislivello per arrivare a Debre Marcos, che vive a circa 2400 mt in un clima invidiabile, per me. I locali li vedo abbastanza coperti, ma il fresco è uno dei migliori regali che mi concedo.

Faranji saluta con un caloroso Ciao!

Alessandro

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