Giorno 163: tra le genti diverse…

12 ottobre 2015 – da Injibara a Bahir Dar (Etiopia)

L’altopiano Oromico, continua a offrirmi una pedalata sciolta, e come la tappa di ieri con molta lieve discesa che mi fa lasciar andare andrea in un silenzioso sibilo che ne taglia l’aria. Anche le salite hanno pendenze lievi in cui non sono tirato per affrontarle. La strada ha una superficie ottima, e mi rimane solo che apprezzare il panorama dal pulpito del sellino della bici senza la devastante oppressivvità del traffico motoristico che devasta le balle.

Motori e pedali, non possono condividere gli stessi spazi; sono dell’idea che per far coesistere bene entrambe le realtà, pedali da una parte e motori dall’altra, bisogna separarle in modo evidente. In modo che il traffico motoristico possa essere utilizzato per la fortunata reale importanza che ci offre e l’andare sui pedali possa sviluppare le proprie reali caratteristiche.

Per strada, gli uomini mi ricordano i Masai incontrati in Tanzania, perché indossano dei pantaloncini corti e larghi e sono avvolti da uno scialle a quadri rosso blu, e impugnano un bastone o la frusta, per le varie attività di pastorizia. Come indica Dario nelle sue note descrittive, c’è l’assonanza visto che i niloti rappresentano il ceppo maggiore di derivazione delle genti, chiaramente dove c’è acqua c’è vita e qui sopra è abbondante la presenza di acqua, dato che la polvere è inesistente e gli innumerevoli fiumi scorrono tranquilli.

A proposito di acqua, oggi primo lieve temporale della durata di dieci minuti circa, erano mesi che non ne sentivo la mancanza; o meglio, nel deserto del Turkana l’avrei di gran lunga apprezzato, e nel deserto della Nubia che se va bene, ospiterà il mio passaggio fra non molto, dove vorrei tanto suonare il tamburo dei Tdaza (ricordate quello che Dario mi ha indicato e sono andato a scovare nel nord del Sudafrica), utilizzato per chiamare le genti e per far scendere una opportuna pioggia rinfrescante.

Noi del mondo della bici, abbiamo uno strano rapporto con la pioggia, in cui dovrebbe scendere solo in modo complementare alle nostre uscite.

Sempre a proposito di acqua, in questo tratto di strada, le donne vendono un distillato liquoroso fatto in casa molto simile alla Vodka, dai profumi; però non ho capito con che cosa lo fanno.

La loro descrizione in Amarico proprio non l’ho colta.

In questa zona, adesso Dario mi bacchetterà, perché le genti qui dovrebbero essere chiaramente Oromo, però l’intreccio di popolazioni è decisamente vario e forse c’è qualcosa di Ahmara; Dario aiuto, comunque siano, hanno lo stesso incedere proprio della camminata dei Masai, cadenzata da un avanzamento sostenuto, in cui tirano decisamente su il ginocchio anteriore e mantengono inflessibilmente la schiena e la testa eretta; per me sono fratelli anche nel camminare.

Tra i fratelli dei Masai che camminano, la prevalenza della discesa e l’assenza di difficoltà, non è stata una tappa ciclistica, ma una giornata dedicata alla bella osservazione, supportato nella navigazione dalla precisa georeferenziazione delle mappe in cui Guido mi ha configurato i GPS, che fino ad oggi sono state fedelissime; grande Guido.

Ciao dal lago Tana. Alessandro

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