Giorno 177, Nel forno di Khartoum

27\10\2015, Wad Madani – Khartoum (Sudan)

Come quando da ragazzini si va a fare la prima gita sulla neve e la notte non chiudi occhio neanche se bevi un bidone di sonnifero, io ho passato la notte alla stessa maniera, però non con la bella attesa della gita, proprio con la paura di fare la cretinata della vita; visto che gli anni passano per tutti.

Le esperienze precedenti mi avevano fatto conoscere il mio limite personale di mantenimento della chiamiamola “reattività mentale”, pedalando su di una bici, , attorno ai 38 °C; le previsioni di questi giorni danno 40-41 °C; se vedo la strada che diventa un toboga, mi auguro di avere la necessaria reattività e le capacità per ricorrere a soluzioni diverse.

Ci sono due strade per andare a Khartoum (come ben tutti conosciamo dato che le facciamo tutte le mattine per recarci al lavoro), io ho scelto quella a ovest (Sx orografica del nilo), perché ho fatto una scelta di quelle super critiche, tirando su una moneta da una sterlina sudanese e dimenticando la scelta della parte della moneta, ho scelto la riva di sx, solo per una mia deviazione personale di chiara e continua simpatia per la parte sx.

Parto con una condizione e una concentrazione eccezionale e non sto credendo sulla mia tenuta.

Le gambe girano, il vestiario è meraviglioso, sento che blocca il caldo all’esterno e l’aria mi asciuga, bevo in continuazione, e posso contare su di una discreta presenza di villaggi lungo la strada, per cui non c’è alcun tipo di problema per avere acqua, frutta e “cibo”.

Con la fata morgana, talmente presente, oltre a parlarci normalmente assieme, sono quasi arrivato a discutere di politica (me la sono sognata anche di notte nelle varie forme da bellissima musa odalisca del deserto a una informe figura femminile); avete senz’altro ben capito, che per me il caldo è un entità che va rispettata e ascoltata come normalmente succede nel contesto di una profonda amicizia.

I km scorrono e i gradi aumentano, rilevo la temperatura esterna e il numero è un 44 °C; alla prima occasione mi fermo presso un piccolo manufatto di mattoni di fango e giunco per il tetto, dedicato al ristoro, in cui posso addirittura scegliere di farmi una pietanza simile ad una pizza, di cui il nome arabo mi diventa impossibile da indicare (per la birra e derivati alcolici, devo aspettare almeno altri 1000km ancora).

Attendo che la scala delle decine rientri almeno di un unità, e un pisolino con la testa appoggiata ad

un ‘asse di legno mi hanno ridonato un po’ di energia. Non mi crederete, ma ho fatto anche un pensiero, quasi morboso, da spendere solo con il condizionatore per l’esterno, che sparava il massimo della sua potenza per attenuare sensibilmente il caldo molto impegnativo..

Riparto, facendo una valanga di fatica per lasciare quell’ambientino poco naturalista (anch’io attingo dalla mia quota di inquinamento), per riadattarmi al calore, continuando a faticare per arrivare nel caos della periferia di Khartoum.

Se vi capita di arrivare in bici da queste parti, nella periferia di Khartoum, oltre al caldo metteteci smog, polvere, inquinamento, pericolo di rimanere intrappolati nei rostri sporgenti delle ruote anteriori dei furgoni e dei Tuk Tuk, però per contro, sarete accompagnati da una meravigliosa continuità di incitamenti dagli automobilisti che sono di una cordialità unica e vi fanno sentire a casa vostra.

Cari amici lettori, portate pazienza per qualche piccola licenza che scambio con voi, ormai vi sento più vicini, e ci tengo a farvi partecipi.

Da Khartoum, un grande grazie per l’attenzione, ciao

Alessandro

Lascia un commento

Tutti campi sono obbligatori