Giorno 181; Pesce nel deserto

31\10\2015, Atbara – Bayuda Desert (Sudan)

Asfalto e deserto, asfalto e sabbia del deserto, asfalto e caldo del deserto, pedali bici e deserto, mammifero umano nel caldo e nel deserto, ogni tanto qualche volatile perfettamente mimetizzato con l’ambiente che neanche immagini come possa vivere, tanto che ti sembra di avere un amico nuovo che ti ha regalato qualche altra risposta di vita.

C’è qualcosa che non si chiude nel ragionamento ed evidentemente sbaglio qualcosa, perché il deserto non lo conosco e non riesco a trarne i suoi intimi importanti aspetti vitali. Il deserto;  mi riporto alla mente i Sarhawj incontrati nell’altra attraversata di qualche anno fa, sempre a ridosso del tropico del Cancro, ma solo nella parte ovest dell’Africa; quanto li ho pensati cercando di immedesimarmi nel loro ambiente, nelle loro case, tende o quanto scelgono di costruirsi, per viverlo, ma niente c’è sempre un distacco enorme perché l’ambiente non è il mio naturale, quello osservato con timore,  fin dai primi ricordi visivi da infante, e per quanto mi sforzi, continuo ad osservarlo e non a rendermi partecipe protagonista di quel tipo molto particolare di vita.

Questa è la seconda area desertica che Pangea Cycling on Life’s origin, mi fa apprezzare in modo continuativo nell’arco di pochi mesi, ma non si chiude quella simbiosi che ti fa sentire a tuo agio.

Confido nella continuazione desertica dei prossimi giorni per trovare una chiave di lettura diversa, ma senz’altro per il momento è il mio intimo a non volerne l’ identificazione.

Le stellate da “Paura” continuano, e scusatemi se mi apparto in questo meraviglioso hotel a milioni di stelle.

Ciao notte

Alessandro

Lascia un commento

Tutti campi sono obbligatori