Giorno 182; Desert’ale

1 novembre 2015, Bayuda desert – Karima (Sudan)

La notte non attenua il caldo con i suoi 29\30 gradi, senz’altro mi è amica perché non vuol farmi vivere l’eccessività di uno sbalzo termico considerevole. Difficile da rendere tattile con la sola scrittura, ma l’effetto del caldo lo sento meno rispetto all’inizio.

Deserto, bici, introspettiva, pedali che girano, ruote che svolgono il loro perimetro facendo avanzare il cursore di Pangea, Cycling on life’s Origin, proiettato su quella linea della migrazione umana.

30000 anni fa , l’area desertica era decisamente più sottile e mi consola il fatto che quelle genti che migravano, facevano senz’altro meno fatica di quanto sto facendo io, in quanto più forti e più inseriti nell’ambiente di noi umani di oggigiorno.

Si la fatica si fa sentire, ma bisogna andare avanti.

Fortuna vuole che arrivi a Karima, cittadina villaggio del centro del Sudan, e le prime case con i soliti mattoni di fango, le apprezzo come fossero un cesello di raffinata urbanizzazione; ero decisamente stracotto.

Recupero una sedia e mi concedo il meraviglioso contatto serale con la gente di Karima, seduta nella penombra della piazza principale in terra e sabbia, che sorseggiano the e caffè. Fra i più gettonati quelli con lo zenzero.

Che bella tranquillità paesana, ciao

 

Alessandro

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