Giorno 51: una visita con rispetto…

20 giugno 2015 – Johannesburg e Apharteid Musem

Città decisamente giovane e legata alla storia mineraria della corsa all’oro. Qui è tutto gau o il riferimento è quasi onnipresente. Attuale megalopoli con una storia da terreno di conquista, e forse si sta ancora continuando su questa linea.

Il grande George Harrison, che nella fine dell’ottocento trovò praticamente vicino all’attuale centro di JB, quella strana roccia che tanto valeva forse neanche si rende conto cosa sia successo dopo, o forse era talmente lungimirante che se ne voleva stare per conto suo quando cedette al prezzo di 10 sterline, la fattoria che vi aveva insediato.
Dopo ci fu un continuo susseguirsi di vicissitudini con genti che arrivavano da un po’ tutto il mondo e un sistema che dovette regolamentare la corsa, e organizzarla successivamente quando, per seguire la vena, dovettero lasciare la superficie terrestre e scavare fino all’attuale profondità di quasi 4000 mt.

In Sudafrica ci sono 11 ceppi di lingue diversi, pensate il casino quando oltre a questi si sommarono anche le diversità linguistiche di tutti gli avventurieri che accorrevano; tutt’oggi viene chiamata nei vari modi da Johannesburg, a Joburg, a Ingolei, a JB e via dicendo.

Città attuale di contrasti, che in base a un tipo di censimento gli abitanti sono circa 3 milioni (4 aree prese a riferimento), altri censimenti rilevano circa 13 milioni di abitanti (perché considerano tutta la fascia metropolitana che comprende un diametro di circa 100 km). Contrasti attuali anche su semplici numeri, figuriamoci quando si parla di regole che caratterizzano la vita della popolazione. Brau, un quartiere importante di JB, fino a una ventina di anni fa era uno dei fiori all’occhiello del potere politico del momento, ora un piccolo Bronx, quasi inavvicinabile. Fino a vent’anni fa le persone di colore non potevano uscire dopo le cinque del pomeriggio e potevano entrare in specifici luoghi solo se con regolare permesso. Fortunatamente quel regime di apharteid è finito e adesso ci sono tutti i riferimenti possibili e immaginabili per trovare scuse e contrasti da entrambe le parti.

Come non fare visita all’importante mostra di riferimento per la storia moderna del nostro mondo.

Mostra che mi fa venire la pelle d’oca, quando avvicino reperti e situazioni vissute direttamente da uno dei miei idoli da poco estinti. Persona a cui avrei voluto stringere intensamente la mano, per l’enorme livello di quanto ha fatto nei nostri giorni per i doverosi equilibri umani.

Mi fermo qui, scusate se mi permetto, ma se capitate da queste parti trovate il tempo per una visita.

Lascia un commento

Tutti campi sono obbligatori