Giorno 8: la Garden Route

8 Maggio 2015 – Da Knysna a Jeffrys Bay

Giornata decisamente particolare; di buon mattino presa la decisione di rinunciare al carrello e quelle poche cose in più che mi ero concesso , con un’organizzazione per l’accesso alle borse decisamente più agevole.Dopo i contatti, inscatolamento del carrellino e attività varie correlate, riparto alla grande per coprire il tempo del mattino, tolto alla pedalata.La bella laguna di Knysna, è un altro punto che merita senz’altro una sosta più prolungata.

Comincio a sentire e a toccare con pedale le sensazioni più vive di quanto sto affrontando. L’intensa giornata sui pedali, aiuta a farmi rimbalzare tra condizioni di tenuta, interessi vari da non perdere, l’onnipresente scrupolo che tutto proceda per il meglio per la famiglia, e le tantissime sfaccettature mentali che i pedali regalano. Continuo a percorrere tratti della vecchia strada e i nuovi della Garden Road.
Ah scusatemi, nei giorni precedenti mi ero dimenticato di segnalarvi che, per chi volesse ripercorrere il tragitto che sto coprendo, si può evitare il traffico della nuova strada prendendo tratti della “vecchia”, talvolta con buche e un po’ sporca, ma decisamente più tranquilla e comunque scenografica. Non esitate a chiedere informazioni, la gentilezza fin d’ora è una costante omogeneamente diffusa.

Mi sembrava essere dei loro: in un baracchino lungo la strada per bere qualcosa che non sia acqua, al tavolino a fianco, sono seduti un gruppo di locali, che tra loro più raccontano e più si divertono, quasi come una corsa a raccontarla più grande, fin tanto che due giovani mamme con relativo pargolo fasciato sulla schiena, non riescono più a stare nelle risate e piangono con un misto di enorme ilarità che non riescono a contenere le lacrime.

Io ero ammirato dal loro intercedere vocale condito con schiocchi della lingua e spalancate di occhi; non ho capito niente di quello che dicevano, ma ogni tanto i loro occhi mi invitavano, quasi a partecipare. Me ne sono andato solo perché la mia tabella di marcia me la ero disegnata un po’ troppo stretta, ma quando le gambe girano e il vento ti lascia un po’ di respiro, meglio cogliere anche occasioni diverse come questa . Gli sguardi e l’ilarità di quel gruppo, molto probabilmente di etnia Xhosa, mi hanno fatto un ottima compagnia per il resto della giornata fino all’arrivo notturno di Jeffrys Bay.

Alessandro

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