Giorno 84: i topolini del Malawi…

24 luglio 2015 _ da Lilongwe a Samila

Giornata decisamente strana, che parte da un misto di situazioni purtroppo non felici vissute nei giorni scorsi e un’inoltrarsi nelle terre e fra le popolazioni del Malawi in cui mi sembra di essere un qualche riferimento perfettamente integrato nella loro vita di strada.

Le fornaci casalinghe che cuociono le pietre, i mercatini improvvisati di qualche verdura e carbonella, i venditori di canna da zucchero e le donne che macinano e separano le farine, conditi dagli irrefrenabili clacson e dalle sonorità delle loro voci che cantano dal coro improvvisato stipato nel cassone dei camioncini che vanno da chissà quale parte.

Arrivo a Samila, praticamente dopo 6h e qualcosa di pedalata continua senza fermarmi.
I tantissimi bambini, continuano a salutarmi dai loro villaggi, e continuo a chiedermi come mai purtroppo sono a casa, perché dovrebbero essere a scuola, però se la famiglia non ha i soldi per pagare le tasse scolastiche e per pagare l’obbligatoria tenuta di scolaretto modello, allora sono a casa per i doverosi lavori quotidiani del portare l’acqua, accudire a qualche pecora, mucca o capra, gridare gioiosamente al temibile ciclista che sta venendo da chissà dove e sta andando chissà dove.

Temibile ciclista che si ferma, attirato dall’ulteriore novità che i nativi confezionano per vendere al popolo della strada. Avevo letto e sentito varie descrizioni, però nessuna convergente; mi fermo e chiedo come facciano a preparare i “Buwe”, topolini infilzati negli spiedini o in un tipo di gogna che vengono cotti.
Sul tipo di cottura, le versioni erano diverse, cioè chi diceva al sole, chi diceva sulla brace, ma niente di tutto questo.

Solitamente i bambini, purtroppo a casa da scuola, catturano i topolini, e li portano di solito a un fratello più adulto che li immerge in un “Poti” (pentola dove cuociono la polenta), pieno di acqua debitamente e abbondantemente salata, fintanto che raggiungono una consistenza a loro nota, dopodiché li tolgono e li mettono al sole per la disidratazione finale.

Quello che vedete è la risulta finale compresa del necessario pelo, per fare solitamente un sol boccone in un piatto accompagnato dall’immancabile polenta. Questo tipo di cibo rurale, che vedete nella foto, non viene mangiato da tutti indistintamente, ma solo da locali estimatori e intenditori; e per quei bambini il più delle volte, non esiste l’opportunità di scegliere questo o quel libro o questa o quella materia di scuola, ma sono abilissimi a catturare i necessari topolini per vivere.

Questo è anche quello che si incontra andando in bici ripercorrendo la migrazione delle origini della vita.

Avanti, si continua!
Alessandro

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  • ANNA GAMBATO Scritto 2 anni fa.

    io tifo per i bambini e per la possibilità che un giorno possano conoscere attraverso la scuola le loro grandi possibilità..
    tifo anche per i topolini…magari non finiranno più infilzati in un prossimo futuro..
    baci anna

  • Natalino Chimenton Scritto 2 anni fa.

    Pur avendo a cuore gli animali, in questo grave momento io tiferei solamente per i bambini, e non credo serva sottolinearne i motivi. In prospettiva, sono convinto che questo problema ( del cibo) possa essere superato in ” TUTTI I CONTINENTI” soltanto con un drastica riduzione delle nascite.
    Ciao Nat