Giorno 89: il labbro di marmo…

29 luglio 2015 – da Mzuzu a Rhumpi

Si riparte dopo le solite spese per il viaggio, acquistando acqua, biscotti e … come al solito le alternative caloriche sono queste. E come ogni ripartenza da muscolatura decisamente non troppo reattiva, erte da superare “Azugo” (uomo bianco in lingua Tichewa) da rispondere alle ondate di ragazzini che ritornano felicità, mi ritrovo con il labbro inferiore leggermente indurito,
Mai mi è successo una cosa del genere e per un attimo passo tutti i pochissimi dati presenti rispetto a questo indurimento del labbro.

Boh, non ne vengo fuori, non mi fa male, alla pedalata e a tenere ginga andrea in equilibrio non mi da problemi, però il tarlo rimane. Penso al dottore africano, che Dario mi ha fornito nella sua ottima cyclopedia di Pangea, e ogni tanto incontro con tanto di scritta solitamente nei villaggi più remoti.
Dopo circa un tre ore, il labbro cambia lo stato mantenendo un po’ di ipersensibilità, e la mia curiosità di provare una qualche diagnosi dal dottore africano, Sing’anga e Mfiti;

Praticamente distribuiti in ogni villaggio ci sono almeno un paio di persone a cui si può ricorrere quando si è ammalati o quando le cose vanno male.
Innanzitutto c’è il sing’anga, il “dottore” che conosce i segreti delle erbe e delle radici con le quali fa infusi e decotti. Egli accompagna le sue visite con qualche rito magico per dare più importanza alle sue azioni e per coinvolgere psicologicamente l’ammalato. Oggi si fa chiamare “dottore africano” e in occidente lo si chiamerebbe erborista.
Già nei tempi antichi i più esperti tra loro si cimentavano in operazioni chirurgiche oppure curavano i pazzi, a volte con successo.

Ero a un passo dal fermarmi, però il labbro è tornato quasi praticamente normale, e io sono anche contento di mantenere la conoscenza dell’attività del dottore africano solo dagli appunti del nostro Dario, che mi segue con la redazione della cyclopedia di Pangea.

Ciao
Alessandro

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