Giorno 9: i babbuini impertinenti

9 Maggio 2015 – da Jeffrys Bay a Port Elizabeth

Tappa straordinaria per i luoghi attraversati: qui l’oceano indiano attira gli amanti del Surf.
A Jeffreys Bay le onde alte diventano sfide per gli sportivi locali e i turisti che in ogni stagione sfidano l’oceano.
Proseguo su strade secondarie mantenendo la rotta della Garden Route per raggiungere Port Elizabeth, oltre il bellissimo Cape Recife che si trova su un promontorio sulla punta della Algoa Bay (una riserva naturale dove è possibile avvistare gli uccelli marini e di acqua dolce).

Sulla R102 pedalo tranquillo e quasi sempre in solitaria, dato il traffico veramente scarso. Unico compagno sui pedali è il forte vento laterale che mi ricorda la sua onnipresenza; noi pedalatori dovremmo creare una sorta di filo diretto con Eolo per capire come gestire al meglio la convivenza, o prendere spunti per colmare lo sbilancio del rapporto che viviamo.
Giornata normale, passata attraversando un bush e qualche tratto di foresta molto animato da colonie di babbuini.

Fino ad oggi gli incontri con questi nostri predecessori non sono dei più facili, in quanto il passaggio di un auto non li disturba tanto quanto il movimento, anche lento di una bici: già c’è il problema di fotografare e pedalare, figurarsi in distanza, lesti come sono si riparano all’interno dei cespugli e non si fanno riprendere.
Bisognerebbe spiegar loro che rappresentando le nostre origini dovrebbero accondiscendere in modo più aperto con i pedalatori, o forse sono più attirati dal mondo dei motori; chissà se lungo l’asse di Pangea incontrerò un qualche studioso che possa darmi qualche notizia in più.

Port Elizabeth mi accoglie con il suo fascino travolgente: anche se siamo lontani dalla stagione turistica, qui tutto sembra vestirsi a festa.
Sono ormai a 800 km da Cape Town e altrettanti ne restano per Durban… ma io devierò molto prima lasciando la costa per risalire verso Pretoria.
Oggi è tornato a farsi sentire il vento: non è facile avanzare con il carrello che mi rende precario l’equilibrio e l’avanzare.
Anche il cielo si fa cupo: temo di dover sostenere un’altra giornata di pioggia…

Alessandro

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