Giorno 95: un rubinetto che gronda sudore…

4 agosto 2015 – da Oyale a Makambako

Io mi son sempre ritenuto un normale viaggiatore, e quando alla notte non riposi perché fino a tarda ora c’è il vicino che solo perché è un professante di un qualche credo religioso ha facoltà di spararti le sue litanie e i suoi sermoni a volume distorto sulle orecchie e rincara la dose ripartendo al mattino di buon ora, allora il normale viaggiatore continua a devastarsi le balle e non vede l’ora di andarsene da quel posto di c…a.

Mi dispiace solo per gli abitanti di Oyale che li ci vivono tutti i giorni e devono affrontare giorni pesanti solo per affrontare la normalità del quotidiano, io invece sono solo di passaggio.

Tutto il mattino lo passo a far girare per la mente queste mie silenti imprecazioni, di cui mi è testimone solo la mia fedele ginga. Però scusatemi, porca miseria, c’è qualcuno che devasta le balle con qualche sermone e ci sono donne che magari riescono a dormire solo quelle quattro ore perché dopo devono accudire a tutti i lavori più pesanti che tutti conosciamo, però le donne continuano a farlo sul serio e non hanno macchinoni della cooperazione che le portano in giro.

Noi apriamo il rubinetto e abbiamo risolto una nostra esigenza, loro devono curarsi tre o quattro ore a piedi con una trentina di litri di acqua in testa perché aprire quel cavolo di rubinetto a loro impegna quel tempo ogni giorno. Dopo devono anche riscaldare l’acqua e la legna non cresce da sola sotto il braciere, ma devono farsi quelle 4 ore di avanti indietro per recuperarla tagliarla impacchettarla e riportarla a casa in equilibrio sulla testa.

Basta: cito solo due delle semplici scene che tutti conosciamo da sempre e in questi due mesi hanno riempito la mia osservazione e continuano imperterrite. A questo ci uniamo un devastatore di scatole che se ne sta seduto con la pancia piena a gridare sermoni su di un megafono. Qui chiudo, perché sono equilibri africani e io non essendo del posto non posso capire i veri meccanismi. Dal mio osservatorio sui pedali, le posso solo ringraziare, perché riescono a trovare ancora la semplicità e la garbatezza di ricambiare un saluto a un Mzungu che per un attimo percorre assieme quel micro tratto di migrazione umana.

Alla sera io compilo il mio diario di viaggio e inserisco dei numeri su delle caselline, queste genti compiono da centinaia di anni spazi che se sommati ci sarebbero varie circumnavigazioni terrestri e non hanno l’adeguato riconoscimento di quanto fanno.

Scusate lo sfogo, ma l’argomento è decisamente vario e complesso che meriterebbe una risposta di fatti sul posto e non un qualsiasi scambio di parole fra benpensanti che appaga solo chi lo fa.

Vi chiedo solo di dedicare un po’ di attenzione al fatto, che quando noi pensiamo di aprire il rubinetto per l’acqua ci sono persone che non pensano ma sono già in piedi e dedicano mediamente 4 ore della loro vita ogni giorno per avere l’effetto dell’acqua che fuoriesce dal miracoloso tubicino.

Vi ringrazio di cuore per avermi sopportato per questo micro sfogo, ma quelli che si servono del baluardo della cooperazione internazionale, standosene trincerati sui loro programmi diplomatici e girano su macchinoni che dividono ulteriormente, solo per coprire orride e gravi politiche, mi fanno girare ulteriormente.

E’ meglio che non ci pensi e che pedali, perché non riuscirò a risolvere nulla, ma solo a incazzarmi togliendo energia a quanto sto facendo.
Vi voglio bene

Ciao
Alessandro

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