I RASTAFARIAN di Shashemenne e dintorni

Il Rastafarianesimo è una religione nata negli anni ’30 a seguito dell’ inco ronazione di Haile Selassie I, Negus d’Etiopia, discendente diretto di Re Davide sul trono di Israele.

Il vero nome di Haile Selassie (che significa “re dei re”) era infatti, con lui ancora “solo” un principe, Ras Tafari, (principe Tafari, dove Tafari è il nome proprio): dunque i “Ras-Tafarian” sono i seguaci di “Ras Tafari”.

La religione si sviluppò prevalentemente in Giamaica a seguito della predicazione di Marcus Garvey che, nel primo ‘900, annunciò la seconda venuta di Cristo in terra sotto le sembianze di un re nero.

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Al di fuori di ciò, Garvey affermava che la figura divina del re d’Etiopia fosse riconosciuta in particolare da alcuni passi della Bibbia, dei Vangeli e dell’Apocalisse di Giovanni, nei quali la discendenza da Davide è elemento caratterizzante del Nuovo Cristo.

In particolare, alcuni passi che sottolineano la teoria:

  • ”quando Cristo tornerà si saprà che Egli discende da Davide”- (Apocalisse 22, 16), e qui rientra in ballo la leggenda della Regina di Saba e re Salomone, discendente di David.
  • ” i suoi titoli saranno Re dei Re, e Signore dei Signori”- (Apocalisse 19, 16) da cui Negus Neghesti- Re dei Re
  • ”E sarà il leone di Giuda” (Apocalisse 5,5), tribù di Giuda e simbolo il leone (come per San Marco)
  • ” combatterà un despota demoniaco e blasfemo che siede sui sette colli di Roma”- (Apocalisse 17, 9). Quest’ultimo passo viene letto da alcuni come chiaro riferimento a Mussolini che occupava l’Etiopia in quegli anni.

Il rastafarianesimo, così come ci appare, è il risultato di unione tra ebraismo, cristianesimo ortodosso etiope e (in Giamaica) vari culti animisti.

Storicamente, va segnalato che, negli anni `50 dello scorso secolo (nel 1955 esattamente), Haile Selassie facilitò il rientro dei pronipoti degli schiavi portati anticamente in Giamaica, donando loro una zona, quella di Sheshemanne (o Shashemenne che dir si voglia), dove i “Rasta” possono vivere secondo le loro tradizioni e i loro rituali.

Tornarono a migliaia da Oltreoceano e si insediarono nella valle prossima al lago di Langano. Il luogo è rimasto l’unico in Etiopia, dove sia consentita la coltivazione della canapa indiana che i rasta usano per i loro cerimoniali di meditazione.

Il Rastafarianesimo riconosce come Bibbia il Kebra Nagast (“Gloria dei re”), versione quattrocentesca della Bibbia, rimasta invariata nei secoli e contenente “libri” dalla Torah, dalla Bibbia cristiana e dal Corano; principalmente è comunque composta da tratti originali non presenti nelle altre versioni della Bibbia, narranti le vicende di re Salomone e della regina di Saba (Etiopia), del loro figlio Menelik I e del ratto compiuto da quest’ultimo dell’Arca dell’Alleanza portata da Israele in Etiopia e che, da tradizione, sarebbe conservata ad Axum..

Il Rastafarianesimo, dunque, è in parte una forma molto arcaica di cristianesimo, che si ispira ai comandamenti di Mosè e a quelli di Cristo proferiti nella sua prima venuta (Vangelo). Molti rastafariani fanno voto di nazireato (purezza del corpo), non praticando rasatura e tosatura di barba e capelli, ispirandosi alla vicenda di Sansone (narrata sia nella Bibbia che nel Kebra Nagast).

In breve, la religione rasta si basa su questi semplici precetti:

– osservanza dei 10 comandamenti Biblici

– fede nella natura divina di Hailé Selassié

– rispetto della natura e delle persone

– astensione dal consumo di alcool, molluschi e maiale (anche se tutta la carne è sconsigliata)

– purezza d’animo

Si può notare quindi, come già detto, la grande somiglianza con il cristianesimo originale, nonché con l’ebraismo e l’islam.

Per giunta, i Rastafariani professano i precetti politici che il Re ha trasmesso loro, completando, a loro avviso, la rivelazione storica. Credono dunque in una moralità internazionale retta dal principio della sicurezza collettiva, nell’autodeterminazione dei popoli, nell’uguaglianza dei diritti, nella non-interferenza e nel riconoscimento di un ordine sovra-nazionale che ripudi la guerra;

sono per la ricomposizione pacifica delle dispute e per la risoluzione dei problemi comuni.

Credono nella necessità di costruire sistemi politici liberali e democratici, fondati sull’osservanza della Dichiarazione dei Diritti Umani e sono difensori della libertà civile, economica, spirituale e culturale, rifiutando dunque ogni ideologia totalitaristica, di destra e sinistra, che assorba l’anima umana, possesso esclusivo di Dio;

credono inoltre nella necessità di uno Stato socialmente impegnato, che non si limiti a garantire negativamente la libertà, ma che guidi ed educhi l’uomo al rispetto del prossimo e di Dio.

Inoltre, i rastafarian sostengono che sia necessario affrontare con particolare attenzione, per il benessere dell’intero globo, il problema del continente africano, il più povero ed afflitto del pianeta in virtù di secoli di sfruttamento e aggressioni, eticamente meritevole di una riparazione storica.

Forti dell’esempio di Hailé Selassié I, considerato comunemente il Padre dell’Africa Unita e principale fondatore dell’Organizzazione dell’Unità Africana, chiedono che l’Africa realizzi l’unione continentale, liberandosi dalla dipendenza dai poteri stranieri, recuperando la propria identità e sviluppandosi secondo modelli politici e culturali propri. Gli africani deportati, in particolare, per raggiungere la pienezza di sé e fronteggiare il proprio disagio storico, devono ricordare le proprie origini e onorarle e lavorare attivamente per questa causa: è in tale ottica che l’idea di rimpatrio, a cui Hailé Selassié I dedicò parte delle sue energie e per cui mise a disposizione un ampio territorio etiopico a Sheshemanne, acquisisce un significato vitale.

Haile Selassie negò sempre con fermezza, nell’ufficialità, la sua natura divina, invitando i Rastafariani a riconoscersi come branca della chiesa ortodossa Etiope. Ma i molti che lo hanno visto passeggiare tra i leoni, liberi, nel parco della sua residenza imperiale ad Addis Abeba, giurano di aver visto questi enormi felini comportarsi come cagnolini fedeli e inchinarsi al suo passaggio. Inoltre sono presenti anche nella Bibbia Cristiana dei passi (che Garvey sottolineò sin dall’inizio) che profetizzano la seconda venuta di Cristo in terra, che sono quelli citati dalle predizioni del giamaicano: altro fatto che ha reso, secondo la cultura rastafariana, la figura dell’imperatore dell’Etiopia quella del “Cristo Nero”, è quello che, credendo i rastafariani nel millenarismo, ovvero nell’idea che il Cristo debba instaurare un regno terreno prima della fine del mondo e del giudizio universale secondo l’idea dell’apostolo Giovanni, Hailé Selassié I giunge a realizzare questa profezia e regna sui suoi eletti, i rastafariani, sino al termine della storia. Che avrebbe dovuto dunque finire nel 1976.

In accordo con la tradizione, i rastafarian credono che l’Etiopia sia la Nuova Gerusalemme, la Nazione eletta alla custodia della Cristianità nei tempi della frammentazione e della falsificazione, sino al nuovo avvento di Cristo, compiutosi con Hailé Selassié I.

Nonostante l’invito alla pace e alla convivenza universale degli uomini che Hailé Selassié predicò, si sono sviluppate diverse correnti rastafariane, i cui precetti si differenziano leggermente, così che oltre a correnti come quella tradizionale, troviamo quella dei “bobo shanti”.

La maggior parte dei suoi praticanti sono omofobici ed è questo un primo dato che aiuta a capire l’evidente distacco da uno dei principali precetti di Haile Selassie, che invita al contrario alla pace nel mondo e all’accettazione di qualunque razza e natura umana presente in esso (il fatto che siano omofobici rimanda inoltre a un concetto cristiano della famiglia e della natura umana).

Per entrare nello specifico, il nome “Bobo Shanti” deriva dalle parole “Bobo”(che sta per “Black”) e Ashanti, tribù ghanese della zona di Kumasi. E’ una corrente che si caratterizza per la sua forte considerazione degli uomini neri reali etiopi, creduti gli unici veri Israeliti e separatisi fra di loro a causa della diaspora africana, della colonizzazione e della schiavitù. L’uomo nero rappresenta quindi l’essenza della fede Bobo Shanti, e la terra promessa (Zion) unirà i popoli come prima della colonizzazione e della schiavitù.

rasta26art

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  • vANNOZZI vITTORIANO Scritto 6 mesi fa.

    sono un ex figlio del’impero d’africa italiana nato a dessie’ il 2/12/1940 -ormai anziano,passo qualche ora della giornata a leggere notizie riguardanti la mia terra natia negli anni 1935 -1942 Poco e’ stato il tempo della mia permanenza nella terra del ” RE dei RE.” e quello che ho appreso era tramite la voce di mio fratello , di mia madre e in ultimo mio padre quando terminata la prigionia a Joannesburg rientro a Pisa da Noi.Ricordo che LA’ mio padre aveva una compagnia di mezzi di trasporto(camion) per collegare le varie basi militari,abitavamo l’unica villetta in muratura(villetta del buon giorno)con annessa sede dei mezzi,e ricordo la gioia dei miei quando ricordavano il loro trascorrere delle giornate.Bene,qui finisce il mio sapere della terra del negus-neghesti;piu’ volte ho cercato di rintracciare in libreria scritti di ricordi di gente che ha vissuto inquelle zone,forse erano cose troppo personali ma a altri e’ stato concesso di narrare solo azioni di guerra,bi battaglie vinte e della grande dsfatta. Voglio ricordare che con la speranza di poter rivedere la MIA AFRICA,ho fatto 18 anni l’aviatore militare su mezzi di trasporto che potevano dover recarsi a addis abeba;tale richiesta di volo non arrivava cosi’ nel 1978 andai in congedo.Tutto bene,pochi anni dopo,i miei colleghi di bordo erano a spasso per le vie di Dessie’ e di Addis Abeba,stavano svolgendo una missione operativa.Sono sempre vivo e per ora continuero’ a cercare racconti saul RE dei RE,saluti a tutti Vannozzi vittoriano