LA POLONIA E IL FORMAGGIO

Lo stanziamento umano nel territorio polacco avvenne più tardi che in altre regioni dal clima più caldo e fu sempre condizionato dall’andamento delle glaciazioni. Al Paleolitico inferiore si riferiscono i più antichi resti umani (homo erectus), risalenti a 500.000 anni fa (fiume San, presso Trzebnica), a quello medio la cultura neanderthaliana di Micoquien-Prądnik.

Nel Mesolitico (9000 -5000 a.C.), in seguito al riscaldamento del clima, si diffusero gli insediamenti umani, basati su un’economia di caccia e raccolta.

Il Neolitico si diffuse con la cultura danubiana lungo le valli dei fiumi e fino al mar Baltico con l’arrivo di una prima ondata migratoria di popolazioni provenienti dall’area danubiana intorno alla metà del VI millennio a.C., affiancandosi alla continuazione delle precedenti culture mesolitiche. Con la successiva ondata migratoria intorno alla fine del millennio si diffuse nel bacino dell’Oder la cultura della ceramica decorata “a punzone”, mentre nel bacino della Vistola apparvero la cultura Polgár e la cultura Lengyel (4400 -4000 a.C.).

Questo è quanto si sapeva  e che i testi riportano riguardo la Preistoria in questa parte dell’Est europeo. Ma le più recenti scoperte, ci dicono di più. Ci dicono che l’Uomo di Neanderthal non era poi così poco intelligente e evoluto da scomparire d’improvviso, a fronte dell’invasione di una nuova razza, più bella, più evoluta e – forse – più “cattiva.

Il formaggio si conosceva già nella Preistoria.. Da scavi archeologici condotti in Polonia, un gruppo di ricerca dell’Università di Bristol, ha portato alla luce contenitori bucherellati  molto simili a quelli utilizzati oggi per i prodotti caseari. Risalgono al sesto millennio a.C. e sono la prima, inequivocabile prova che i formaggi erano già nel menù degli uomini preistorici.

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Prima di questa scoperta non si sapeva che gli allevatori di 7 mila anni fa sfruttassero il bestiame anche per il latte; c’erano, in realtà, testimonianze con pitture murali in cui venivano rappresentate scene legate alla produzione dei prodotti caseari. Ma le ceramiche scoperte spazzano via ogni dubbio: la lavorazione del latte era un’importante attività già per le prime società agricole, che nei formaggi avevano trovato il modo di conservare più a lungo le proprietà nutritive di questo alimento.

La certezza dei ricercatori non viene solo dalla forma dei recipienti scoperti, che avevano numerosi piccoli fori per far filtrare il latte così da separare il caglio ricco di grassi dal siero contenente lattosio, ma anche dall’analisi chimica dei residui degli acidi grassi intrappolati nella ceramica, grazie alla quale è stato possibile dimostrare che provenivano proprio da prodotti caseari. La stessa analisi condotta su altri tipi di recipienti ha invece portato alla luce grassi animali e persino cera d’api, probabilmente usata per sigillare contenitori. Questo significa che nelle cucine della preistoria c’erano pentole per cucinare e recipienti per trasportare liquidi.

Secondo Peter Bogucki, della Princeton University, la lavorazione del formaggio ha avuto anche un altro, importante significato. “Fare il formaggio permette di abbassare il contenuto di lattosio del latte e come si sa,  a quel tempo molti individui erano intolleranti al lattosio”. In effetti, mangiare formaggio è il modo migliore per assumere tutti i nutrienti del latte senza sentirsi male.

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