LAPPONIA – IL CANTO DEI SAMI TRA ELFI E FOLLETTI

Joik, un canto dei sami, è senza musica, modulato sulle melodie del vento e del silenzio di questa tundra dove paiono vivere gnomi e folletti. Le loro storie sono l’argomento base di questi canti.  Il joik è un canto che viene eseguito il più delle volte senza l’accompagnamento di strumenti musicali, anche se talvolta c’è l’accompagnamento di strumenti a percussione. Nel joik c’è un buon margine lasciato alla libera creatività del singolo cantante, che può improvvisare i testi delle canzoni e anche la tonalità su cui impostare il brano da eseguire, mentre la musica ricorda molto quella delle popolazioni native americane. La tonalità è spesso pentatonica, con una scala composta da cinque note (come ad esempio la musica celtica, il folk ungherese, il folk albanese, o i canti huayno andini, fino alla musica africana occidentale ed i suoi derivati di stampo afro-americano ) e col cantante  libero di usare le tonalità che preferisce. Secondo la tradizione, è un elfo che va a visitare i saami (i lapponi) durante la notte e cerca l’acqua per dissetarsi.  Se non la trova potrebbe anche succhiare il sangue dell’uomo addormentato.

Si racconta anche che nelle lunghe notti invernali si possono udire le risate di Runtamas, strana femmina con il corpo di donna e zampe di orsa, che cerca di adescare i giovani saami per una notte di amore. Quando una persona non riesce a svegliarsi al mattino qui si usa dire che ha passato la notte con Runtamas.

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