LIMPOPO: la porta nord del Sudafrica

Louis Trichardt, conosciuta anche come Makhado, è una città del nord del Sudafrica nella provincia del Limpopo. Si trova a circa 44 km a nord del Tropico del Capricorno, sul versante sud dei monti Soutpansberg a circa 1000 m di altitudine slm. È attraversata dalla Strada nazionale N1 che la collega con Musina a nord e Pietersburg (ora Polokwane) a sud. È una cittadina piuttosto tranquilla e si trova ai piedi della catena montuosa dei Soutpansberg.

Re Makhado, il Leone del Nord, era un despota che abitava nella vallate tra Sudafrica e Zimbabwe, e Louis Trichardt, capo di un gruppo di Voorktrekker, gli afrikaans, si era spinto fin lì per cercare terra alla larga degli inglesi. Tra il monarca nero e il contadino boero non correva buon sangue e presto iniziarono prima le schermaglie, poi le imboscate. Il Leone pensò di sloggiare gli afrikaans con la forza, ma alla fine – era la fine del XIX – vinsero loro. Lì, alle pendici del monte Soutpansberg fu costruita una nuova città, chiamata in suo onore Louis Trichardt. Tutto avveniva dal 1870 al 1899, ma la storia non finì qui. Ancora oggi si discute su come chiamare la città e dalle battaglie vere si è passati a quelle con carte bollate. Come in molti altri casi, del resto.

Dal 1998 c’è una apposita commissione, il South African Geographical Names Council, che esamina variazioni, casi dubbi, proposte. Dicono le statistiche uscite da poco che nel giro il 15 anni sono stati cambiati circa 850 città o luoghi di interesse generale. Solo 28 sono afrikaans. “Il processo messo in atto riguarda tutti i sudafricani”, dice con soddisfazione il ministro della Cultura della vecchia provincia del Transvaal, chiamato ora Gauteng, “il posto dell’oro” in lingua Sotho. Storia, tradizioni, linguaggio fanno parte del patrimonio di un popolo. E anche le controversie. Quando poi ci sono di mezzo africani e gli afrikaans le cronache delle recriminazioni degli uni contro gli altri si sprecano.
Secondo il giornale Die Burger, soltanto tra i 2000 e il 2010 sono cambiati 328 toponimi. Di questi due su tre sono stati mutati dall’afrikaans in altri idiomi. La maggior parte dei cambiamenti è stata fatta per incontrare i, giusti, reclami africani. Ma ci sono anche i casi mediazione, come Pretoria, un tempo città simbolo del potere afrikaans razzista. Negli ultimi anni ci sono state discussioni e sedute interminabili per cambiarla in Tshwane, poi è stato deciso: si lascia il nome Pretoria, però la metropoli che la comprende si chiamerà Tshwane.

A più di un secolo di distanza neanche la battaglia tra re Makhado e Louis Trichard si è ancora conclusa. Si sa però che nella provincia del Limpopo dove è ambientata la vicenda, per ora hanno scelto una strada simile al caso di Pretoria: la città vera e propria è rimasta Louis Trichardt, la zona che comprende tutti i dintorni si chiama Makhado. C’è però un’altra questione: il re aveva sulla coscienza una serie di atti sanguinosi verso altre popolazioni, questa volta gli Shangaan e i Pedi; i loro discendenti hanno costituito pure una associazione per ricordare i massacri.

Infine, sulla via che conduce allo Zimbabwe e passa non lontano da Louis Trichardt c’è un tunnel che gli africani, e non solo, odiano con tutto il cuore. E con ragione. E’ il Tunnel Hendrik Verwoerd, primo ministro razzista negli anni 60, come ricorda l’insegna a caratteri di scatola che si legge prima di entrarci dentro. Code dell’apartheid. Gli cambieranno il nome? Il dibattito è aperto

Soutpansberg e rock art/arte rupestre

L’arte rupestre della Soutpansberg non è poi così nota. Non è mai stata studiata scientificamente fino al 1991. La maggior parte dei siti noti si trovano nella parte occidentale di questa catena montuoso lunga circa 150 chilometri, ma questa disparità può essere il risultato della ricerca limitata finora al settore orientale.. Le indagini preliminari che sono state fatte nelle montagne occidentali e centrali, hanno documentato una serie sorprendente di immagini la cui paternità è attribuita a San cacciatori-raccoglitori San, pastori Khoekhoe e artisti Northern Sotho.
L’arte rupestre Soutpansberg non può essere separato da quella del più ampio bacino del Central Limpopo, che si estende dal Soutpansberg fino alla valle del Limpopo, e comprende la zona Blouberg-Makgabeng, così come l’area Pafuri del Kruger National Park. Ad oggi oltre 700 siti di arte rupestre sono stati documentati in questo bacino ma si suppone siano molti di più.
Ci sono due stili di arte rupestre della zona, ovvero incisioni e dipinti che si distinguono per tecnica scelta dei soggetti, a volte geometrici a volte riproducenti uomini, donne e animali. ..

THOHOYANDOU

IL POPOLO VENDA

La terra dei Venda – nella provincia di Limpopo – è un territorio ricco di foreste, cascate, laghi e fiumi, ognuno dei quali custodisce un racconto sospeso tra storia e mito. Il popolo Venda chiama la sua patria Dzata che significa “il luogo di Dio”.

A sud del Limpopo river, confine naturale tra Sudafrica e Zimbabwe, stretta tra la parte settentrionale del Kruger Park e il “bushveld” (savana) della regione del Gauteng (Johannesburg e Pretoria), si apre la terra del popolo Venda.

Verdi colline, dove piantagioni di banani, arance, avocado e noci macadam ti seguono per chilometri, e appena più in alto si aprono a perdita d’occhio le piantagioni di thè e nel terreno coltivato, tra gli ortaggi, spunta spontaneo il mango. Seppur povera nei villaggi rurali, manciate di capanne familiari affacciate sulle strade polverose e rossicce, l’area ha un patrimonio naturale e di storie epiche che la gente Venda, la cui lingua è una delle 11 ufficiali sudafricane, tramanda nei racconti e nella vita quotidiana. Qui c’è la Foresta Sacra che l’umano non può percorrere a piedi, qui il lago Fundudzi del coccodrillo bianco (uno dei pochi laghi africani d’acqua dolce creatosi migliaia di anni fa grazie al crollo di una enorme roccia che chiuse l’alveo del fiume) , nelle cui acque è vietato bagnarsi e dove, si tramanda, le due “madi”, le acque del lago e del fiume non si mischiano, l’una rimane ferma e l’altra scorre. Qui le scroscianti cascate di Phiphidi e la casa della Regina della Pioggia (Modjadji il suo nome, chiamata così perché il giorno del suo insediamento nel 2003, Modjadji VI – si chiamano tutte così , dal XV secolo, le regine del popolo Karanga – piovve tutto il giorno), qui il pitone ha sembianze divine e le vergini, nel rito della maggiore età, al suono dei tamburi, rievocano il grande serpente nella danza chiamata “domba”.

La leggenda racconta che un giovane uomo Venda, con il cuore spezzato dopo aver perso il suo grande amore, si sia immerso nel lago trasformandosi nel pitone del mito. Ogni anno, le giovani donne Venda evocano il grande serpente in una danza ancestrale chiamata “domba”.

I forestieri necessitano di un permesso speciale per visitare il lago, e chi vi si affaccia per la prima volta è tenuto a voltare le spalle e guardarlo attraverso le gambe.

Thohoyandou (ottima base per le visite) prende il nome dal grande capo che secoli fa promise al padre, Dimbanyka, di unificare i vari clan dei Venda e farne una nazione. Ma le versioni della storia sono diverse; ce n’è anche una legata ad una lotta tra fratelli ambiziosi per ottenere la successione: il dato costante è che il padre rimase intrappolato in una caverna e da lì, attraverso le rocce, parlò al figlio.

Più recentemente gli archeologi hanno riscoperto le zone dei primi insediamenti, segnalati come Dzata1 e Dzata2 (che significa “buon posto”). Thohoyandou significa “testa di elefantei”. Ancor oggi “nda ndou” (“buona giornata elefante”) è l’espressione di rispetto per salutare persone importanti.
Nell’arco di 50-70 chilometri si possono raggiungere sia il Kruger, cancello nord di Punda Maria, che la Foresta Sacra, la Thathe Vondo Forest, dai giganteschi alberi, selvagge varietà di felci e intricati rampicanti. Due mitiche creature sono a guardia del bosco: il leone bianco (lo spirito del capo Nethathe) e l’uccello Ndadzi, che vola sulle ali dei tuoni. Qui si può trovare un gigantesco fungo, commestibile, chiamato Nkoa.
Ottenuto il permesso per la Sacra Foresta (strada R523), si può percorrere solo in auto e dopo una quindicina di chilometri, dall’alto si può ammirare il Lago Sacro di Fundudzi, descritto dal quotidiano Guardian dii Johannesburg ancora pochi anni fa, come “Zombie lake”. Amos, un Venda rispettato nel suo villaggio nella zona di Sibasa, COLLABORATORE DELLA ONG “ACTION AID” (!!!!!!!!!!!) di cui è un cosiddetto “facilitatore” nella promozione dei diritti e di programmi di salute e igiene, PUO’ FARE DA GUIDA.

Esistono escursioni organizzate fino al Fundudzi (che va avvicinato con rispetto e all’inizio guardato solo piegati tra le gambe con le spalle al lago…): questa è la dimora del coccodrillo bianco e del pitone. La leggenda narra della trasformazione nel serpente dell’innamorato inconsolabile che entrò nell’acqua. Da qui la danza Domba delle vergini Venda. Recentemente è stata realizzata una strada che arriva fino alle rive e si teme la perdita di tradizioni e rispetto. A dodici chilometri dalla capitale Venda, ecco le cascate Phiphidi: i capi del clan di Sibasa vengono sepolti qui.
Si intrecciano, in questa zona, popoli e luoghi: ci sono gli Shona, tribù in fuga dallo Zimbabwe, c’è la storia dei “cugini” Lemba, che si considerano “la tribù perduta di Israele”: mangiano kosher, praticano la circoncisione, osservano il sabbath.

I Lemba sono una popolazione presumibilmente ebraica dell’Africa meridionale, molti dei quali vivono tra Zimbabwe, Malawi e Sudafrica. La comunità nell’insieme conta circa 70mila persone. Anche se parlano gli stessi linguaggi Bantu dei loro vicini africani, alcune delle pratiche religiose dei Lemba sono simili a quelle del giudaismo. Le loro tradizioni suggeriscono una loro migrazione in Africa, dalle comunità ebraiche dello Yemen.

Nonostante però i Lemba possano essere discendenti di antenati ebrei, non hanno praticato il giudaismo da molti secoli. Successivamente, alcuni hanno voluto passare all’ebraismo. Oggi, molti Lemba sono Cristiani o Musulmani.

Alcune delle pratiche religiose e credenze simili a quelle del giudaismo:
• Sono monoteisti (chiamano il loro Dio creatore Nwali).
• Riservano un giorno alla settimana alla santità e alla preghiera di Nwali (simile allo Shabbat ebraico).
• Pregano Nwali di tutelare i Lemba, considerandosi il popolo eletto.
• Insegnano ai figli di onorare il padre e la madre.
• Non mangiano maiale e altri cibi proibiti dalla Torah, o le combinazioni proibite dei cibi permessi.
• Il loro metodo di macellazione, che permette loro di consumare la carne, assomiglia alla scechità ebraica.
• Praticano la circoncisione maschile (modelli di organi maschili circoncisi sono stati trovati nel Gran Zimbabwe).
• Incidono una Stella di Davide sulle loro pietre tombali.
• Ai Lemba viene sconsigliato di sposare non-Lemba, così come agli ebrei viene sconsigliato di sposare non-ebrei.
• I Lemba seppelliscono i loro morti in posizione distesa piuttosto che accovacciata.

Possibile migrazione Lemba in Africa meridionale

Secondo la narrazione orale dei Lemba, i loro antenati maschi, che erano ebrei, lasciarono la Giudea circa 2500 anni fa e si stabilirono in un luogo chiamato Senna, migrando successivamente in Africa Orientale. Secondo gli scavi del ricercatore britannico Tudor Parfitt, professore di Studi africani e orientali presso la University of London, la posizione di Senna era molto probabilmente in Yemen, nello specifico, nel villaggio di Sanaw, che aveva una comunità ebraica molto vivace, ma ridotta a qualche centinaio i persone dopo la fondazione dello Stato d’Israele nel 1948.

Dopo essere arrivati in Africa, pare che la tribù si sia divisa in due gruppi, uno è rimasto in Etiopia, e l’altro ha viaggiato a lungo verso il sud, sulla costa orientale. I Lemba sostengono che questo secondo gruppo si sia stabilito in Tanzania e Kenya, costruendo quello che viene chiamato “Sena II”. Altri pare si siano stabiliti in Malawi, dove i loro discendenti risiedono tutt’oggi. Altri ancora si sono fermati in Mozambico, migrando inoltre in Sudafrica e Zimbabwe, dove sostengono di avere fondato o aiutato a fondare il “grande recino”.

I Lemba preferiscono che i loro figli sposino altri Lemba, sconsigliando il matrimonio con i non-Lemba. Le restrizioni verso i matrimoni misti rendono particolarmente difficile a un uomo non-Lemba di diventare un membro della tribù. Una donna che sposa un uomo Lemba deve imparare la religione Lemba, le regole alimentari e altri costumi. Può non portare nessun genere di stoviglie dalla casa paterna, visto che potrebbero essere state usate in maniera inappropriata. Anche i suoi figli devono essere cresciuti come dei Lemba.

I Lemba e “il tamburo che tuona”
La tradizione Lemba narra di un oggetto sacro, il ngoma lungundu o “il tamburo che tuona”, che venne portato con loro dallo Yemen. Tudor Parfitt aveva teorizzato si trattasse dell’Arca dell’Allenza, perduta a Gerusalemme dopo la distruzione Nabuchonosor nel 587 p.e. V. In un programma trasmesso dalla televisione inglese Channel 4, Parfitt sosteneva di avere trovato una copia persa dell’artefatto in un museo di Harare in Zimbabwe. Le analisi al carbonio hanno dimostrato si trattasse di un oggetto di 600 anni fa, e Parfitt ha sostenuto si trattasse di una replica fatta dai Lemba in Yemen, dopo che l’Arca originale venne distrutta.

Test del DNA:

Da Wikipedia: uno studio genetico del 1996 suggerisce che più del 50% dei cromosomi Y dei Lemba sia di origine semitica; un seguente studio del 2000 ha riportato più specificamente che un numero sostanziale degli uomini Lemba porti un particolare aplotipo del cromosoma Y noto come modello aplotipo Kohanim (CMH), così come, un aplogruppo del Y-DNA Aplogruppo J, portato da ebrei e altre popolazioni in Medio Oriente. Alcuni studi hanno anche dimostrato che non vi è un apporto semitico femminile al patrimonio genetico dei Lemba.

Un particolare clan tra i Lemba, il clan Buba, viene considerato dai Lemba come il clan sacerdotale. Il clan Buba ha portato la maggior parte di CMH trovato nei Lemba. Anche tra gli ebrei il marker è prevalente tra i Kohanim ebrei o i sacerdoti. Come raccontato dalla tradizione Lemba, il clan Buba “ha avuto la leadership nel portare i Lemba fuori da Israele” e in Africa meridionale.

Più a Sud, verso Tzaneen, c’è Modjadji, la Regina della Pioggia, rispettata in tutta l’Africa, omaggiata anche dagli Zulu. Figlia di un incesto, Modjadji non può sposare un uomo, ma ha una serie di mogli (anche nel Museo dell’Apartheid a Johannesburg nella sezione sull’omosessualità, se ne trova traccia).

I rituali della pioggia, in genere, si svolgono ad ottobre. A 30 chilometri da Tzaneen c’è la Modjadji Nature Reserve, una foresta unica con un tipo particolare di palme, ovviamente sacre.

Per chi cerca ancora un po’ di leggenda, da non perdere una sosta al villaggio Mpephu, che si avvista dalla strada. Nessuno, oltre il popolo Venda, può entrare qui. È il luogo di sepoltura dei capi Venda. Sullo stesso percorso, le cascate Philiphidi sono invece il posto ideale per una sosta tra le lussureggianti foreste dell’area. Ricordate di rispettare questa straordinaria natura poiché è sacra e speciale, non solo per il popolo Venda.

I Venda hanno una tradizione: un enorme tamburo (è lo stesso dei Lemba!) viene suonato all’avvicinarsi del nemico e ciò basta a renderlo inoffensivo.

La tranquillità rurale del luogo rende difficile credere che questa fosse una volta una fiorente comunità . Questo importante sito archeologico rappresenta i resti del kraal (insediamento circolare) reale degli antichi re Venda.

Qui è possibile conoscere la ricca cultura artistica del Venda e la loro famosa danza domba al Museo del tamburo. L’ edificio ha una replica dell’enorme tamburo santo, fama di avere poteri magici che rendono inoffensivi, come detto, i nemici.

Ingresso al Museo e alle rovine è gratuito .

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