MALAWI: il Cuore caldo dell’Africa

La sera capita spesso, nei villaggi, di sedersi in cerchio attorno al fuoco a chiacchierare. Mentre gli anziani raccontano storie antiche, le lingue di fuoco salgono dai ceppi accesi e portano in cielo le faville: le Marawi, da cui il nome del Paese Malawi. Tutta l’Africa sub-sahariana è un continuo falò, specie quando è il tempo di preparare le culture in attesa dell’indispensabile pioggia che rende fertili i campi e questo Paese non fa eccezione. Per questo anticamente, erano così importanti i “santuari della pioggia” sparsi su tutto il territorio dove si andava a offrire preghiere e sacrifici di animali in tempo di siccità. C’è anche il grande lago, poi, che con i riverberi del sole si riempie di “stelle” o di “lingue di fuoco”: forse anche questi fenomeni naturali hanno suggerito agli antichi abitanti della zona di scegliere questo nome poetico Rifiutando la denominazione dei colonizzatori inglesi che l’avevano chiamata Nyasaland, la terra del lago, i malawiani in occasione dell’indipendenza del 1964, hanno voluto farsi un augurio: ritornare agli antichi splendori del passato impero, riadottando l’antico nome.

GEOGRAFIA

Osservando una carta geografica Il Malawi appare piccolo, incastrato tra nazioni gigantesche che paiono schiacciarlo da ogni parte: la Tanzania dal nord e dal nord est, lo Zambia dall’ovest, il Mozambico dal sud e da sud est. E’ uno stretto budello contorto lungo 850 km e largo 160 dove fa la pancia, con una superficie totale di 118.484 kmq (poco più di un terzo dell’Italia) di cui più di 24.000 kmq sono coperti dalle acque interne, tutte adagiate sul fondo del confine meridionale di quella che è chiamata la Grande Rift Valley.

Così il Paese è diviso geologicamente in due parti ben distinte: gli altipiani e la fossa occupata dai laghi e dalla vallata del fiume Shire che dal lago Malawi fuoriesce.

immagine dal satellite

Le bellezze del territorio:

Gli altipiani del nord

L’altipiano, in genere, è sui 1.000 metri di altezza ma al nord sale fino ai 2.500. Qui il governo del Malawi ha segnato i confini del Nyika National Park che con i suoi 3.225 kmq è il più grande e il più alto tra i cinque parchi nazionali e le quattro aree protette (le game reserves) che fanno di questo Paese il paradiso di ogni naturalista.

L’altipiano della regione del nord, che ha come capoluogo la cittadina di Mzuzu, è il meno popolato del Paese e il più ricco di foreste. Scendendo da Mzuzu verso Lilongwe, la capitale, si arriva al Viphya Plateau dove si attraversano chilometri di foresta. In parte questa è ancora quella originale, l’antica, punteggiata da piante nobili dal legno pregiato, come il cedro, l’ebano, il mogano; in parte è nuova: sono le piantagioni di pini e di eucaliptus volute dal governo: un manto verde immenso.

Le grandi piantagioni di pini del Viphya, estese per 45mila ettari, erano state impiantate negli anni ’50 con l’idea di dar vita ad un grandioso progetto per esportare polpa di cellulosa da carta: è rimasto un progetto. C’è solo la Viply, una compagnia che produce legno compensato per il fabbisogno interno e un’impresa governativa per trasformare i tronchi in carbonella visto che il sottosuolo del Malawi, non offre alcuna materia prima, tanto meno il petrolio che deve essere totalmente importato.

La regione centrale

Qui l’altipiano si allarga a tavola fino ai confini con la Zambia, ad ovest. E’ tutto coltivato: mais, cotone, tabacco ecc. Capanne e campi lavorati.

Per ritrovare la foresta occorre dirigersi verso un altro Parco, quello di Kasungu: come il Nyika anche questo trasborda i confini con lo Zambia e comunica con il Luangwa. E’ il secondo Parco Nazionale per grandezza e protegge un territorio ondulato coperto da una fitta foresta intersecata da parecchi fiumi di cui i più importanti sono il Lingadzi e il Dwangwa.

E’ qui dove vivono la maggior parte degli elefanti del Malawi il cui numero, nonostante l’intenso bracconaggio degli anni ’70 e ’80, si è stabilizzato e ora è addirittura in crescita.

Da Kasungu alla montagna di Dedza, l’ultimo sperone dell’altipiano prima che si discenda nella vallata dello Shire, la pianura è punteggiata qua o là da montagne isolate. Tra queste la più famosa, almeno per i Chewa che abitano la zona, è la montagna di Bunda. E’ da quella sommità, secondo i loro miti, che Dio, dopo aver creato il mondo, ha dato vita all’uomo e agli animali: vi fanno vedere le impronte che gli elefanti hanno lasciato scendendo dal monte, se vi andate. Su quella montagna anticamente c’era un famoso santuario per invocare la pioggia.

Dedza, a 1520 m., è la cittadina situata più in alto del Paese. Nel suo circondario si trovano cave che hanno dato ospitalità ai primi uomini: le pitture rupestri ne sono una prova.

Le montagne del sud

Nella regione meridionale l’altipiano riparte ad est, per quanto è compreso nei confini del Malawi, con i monti Mangochi, il Chikala, il Plateau di Zomba, le terre alte dello Shire (chiamate appunto Shire Highlands) per terminare nel monte Mulanje, 3.000 metri, il più alto picco dell’Africa centrale.

 

La voce dell’oracolo

Sulla catena di monti chiamati Mangochi ci sono caverne dove ancora si vedono le vestigia di antichi abitatori. In una di queste, fino a poche decine di anni fa, la gente si rifugiava per sentire la voce dell’oracolo: era il dio Mtanga che parlava al suo popolo. La foresta è ancora quella primaria coi suoi mille colori. Da un’alta sella si vedono due paesi: il Malawi e il Mozambico. Qui gli inglesi, alla fine del secolo scorso, hanno costruito un forte che serviva sia per combattere gli ultimi capi ayao irriducibili nel continuare la tratta degli schiavi, sia per tenere a bada i portoghesi che miravano all’annessione delle terre del lago. Le mura, fatte di pietre levigate, sono ancora intatte mentre le case di mattoni al suo interno sono ruderi tra cui crescono alberi rigogliosi.

Il plateau di Zomba, così chiamato perché torreggia a 900 metri sopra l’antica capitale del Paese, è zona protetta come riserva forestale. Nei suoi 19 km di lunghezza e otto di larghezza unisce immense piantagioni di pini, macchie di foresta primitiva, stagni in cui si allevano trote, ruscelli mormoranti e offre panorami da fiaba.

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