MALAWI: l’economia

Il Malawi ha ereditato dall’epoca coloniale un’agricoltura essenzialmente commerciale basata su grandi piantagioni di proprietà di coloni bianchi. Scarsamente fornito di ricchezze minerarie, in particolare del tutto privo di risorse energetiche e penalizzato per quel che riguarda le condizioni climatico-pedologiche (quasi il 30% della superficie nazionale è incolto e improduttivo), il Malawi poté, una volta raggiunta l’indipendenza nel 1964, attuare in qualche modo dei programmi di sviluppo solo grazie ai massicci aiuti e agli investimenti stranieri. La marcata dipendenza dai capitali esteri condizionò inevitabilmente la politica economica governativa; ben poco mutò nel monopolio economico della minoranza bianca, che anzi fu ampiamente avvantaggiato da una linea economica nettamente liberista, che in pratica mirava a creare le condizioni più adatte a favorire gli investimenti stranieri.

La forte dipendenza dell’economia dalle condizioni climatiche, nonché la mancanza di diversificazione delle colture (esportava zucchero e caffè), la variabilità dei loro prezzi e l’elevatezza dei costi di trasporto (oltre alla mancanza di sbocchi marittimi) costrinsero il Paese a ricorrere agli aiuti del Fondo monetario internazionale e a ristrutturare radicalmente l’economia attraverso programmi di privatizzazione e risanamento della finanza pubblica. Nel 1992 il Malawi fu colpito dalla gravissima siccità abbattutasi su tutta l’Africa meridionale, che determinò un forte calo della produzione agricola nonostante l’adozione di fertilizzanti e di semenze ibride che aveva portato a un notevole incremento di produttività; nello stesso anno, inoltre, a causa delle costanti violazioni dei diritti umani, il Malawi subì il ritiro di tutti gli aiuti non umanitari.

Di fronte a queste difficoltà il governo adottò rigorose misure di stabilizzazione: sostenere e favorire la liberalizzazione dell’economia e la partecipazione al processo economico di tutti quegli attori che nel passato ne erano rimasti esclusi: garantire un ruolo più importante ai piccoli proprietari terrieri, privatizzare alcune imprese statali, garantire una maggiore equità sociale e una maggiore diversificazione della produzione. Nel primo decennio del 2000 comunque l’economia del Malawi si è presentata ancora fortemente dipendente dagli aiuti internazionali e dagli investimenti esteri. Nell’ultimo periodo, l’economia è andata crollando, il valore del kwacha è diminuito, e il tasso di inflazione è schizzato alle stelle tanto che il Malawi si basa oggi molto su prodotti alimentari importate da nazioni con economie forti, come quelle europee e americane.

Gran parte della popolazione attiva è occupata nel settore agricolo (che concorre per il 30% alla formazione del reddito nazionale e che non si discosta di molto dalla situazione in cui si trovava durante il periodo coloniale), per lo più dedicandosi ad attività di pura sussistenza, dalle quali si ottengono produzioni in genere piuttosto modeste: sensibili risultano peraltro i condizionamenti ambientali, e in particolare lo stato di dissesto del territorio, impoverito da operazioni di sfruttamento costante. Per il fabbisogno locale si coltivano prevalentemente il mais e altri cereali (sorgo, riso), quindi la patata e la manioca ecc. I principali prodotti di piantagione, destinati in larga misura all’esportazione, sono il tabacco, il cotone coltivato in prevalenza nel sud del paese, il tè, la canna da zucchero e le arachidi.

Circa un terzo del territorio nazionale è rivestito da foreste con essenze pregiate, quali il teak, il mogano e il cedro; il legname viene lavorato in varie segherie, come a Blantyre e a Zomba. Quanto all’allevamento del bestiame, è attività di una certa consistenza solo nelle alte e medie terre del Centro e del Nord; prevalgono i caprini e i bovini, nonché i volatili da cortile. Discretamente importante è pure la pesca, che registra anzi un certo incremento; essa viene principalmente praticata nel lago Malawi e in minor misura negli altri laghi Chilwa e Malombe, oltre che nel fiume Chire.

Cibo

Nella vita quotidiana, polli, capre e occasionalmente il maiale vengono utilizzati per completare il piatto standard, farina di mais bollita in acqua e chiamata nsima. Sarebbe la nostra polenta. La nsima è consumata due volte al giorno, di solito a pranzo e a cena, ed è preferito dalla maggior parte delle persone al riso o alle patate.

Vi è abbondanza di frutta, tra cui mango, meloni, arance, banane, e ananas. Le verdure sono coltivate, ma il loro consumo non è popolare.
Le bevande analcoliche sono abbastanza diffusi, soprattutto la Coca-Cola. Le bevande alcoliche sono principalmente la birra (c’è una grande fabbrica di birra a Blantyre), una birra fatta in casa chiamata chibuku, che di solito è prodotta da donne e servita in confezioni (spesso riciclate) di tetrapack e un liquore distillato molto forte che spesso causa gravi problemi di salute.
In occasioni cerimoniali si consumano anche cibi importati da paesi terzi e parte di quella globalizzazione giunta anche qui.

Nella maggior parte dei matrimoni e funerali il consumo di bevande alcoliche si innalza vertiginosamente.

 

La terra è considerata bene comune

Una persona può installarsi su un pezzo di terra, costruire una casa e coltivare fino a che ha l’approvazione dei suoi vicini. Dopo un certo periodo, una sorta di “periodo di prova”, si ottiene il permesso di registrare il tutto con le autorità governative e viene concesso il titolo legale al possesso di quanto “occupato” in anni precedenti.

Attività commerciale

L’economia del Malawi è basata in gran parte sull’agricoltura, che rappresenta più del 90 per cento dei suoi proventi da esportazione, contribuisce per il 45 per cento al prodotto interno lordo (PIL) e sostiene il 90 per cento della popolazione.

Quasi il 70 per cento dei prodotti agricoli proviene da piccoli coltivatori. Tuttavia, la distribuzione della terra è sbilanciata, con oltre il 40 per cento rappresentato da piccoli proprietari che coltivano a regime famigliare piccoli appezzamenti.

Le esportazioni del paese sono rappresentate dal tabacco, tè, cotone, caffè e zucchero. Il turismo sta cominciando a prendere quota dopo il crollo del governo repressivo di Banda e ci sono progetti in atto per costruire più stazioni turistiche e per ripristinare le strade.

Le multinazionali che producono caffè, tè, e tabacco, come la società anglo-americana Tobacco Company, stanno lentamente sostituendo i loro manager britannici con malawiani. Un segnale? Forse.

Il paese non produce manufatti per l’esportazione e pertanto, l’economia dipende fortemente dall’agricoltura.

Durante gli anni dell’apartheid, il Malawi è stato l’unico paese africano che ha tenuto costantemente relazioni diplomatiche con il Sudafrica.

Molti sudafricani hanno visitato il paese, dando il via alla realizzazione e allo sviluppo di infrastrutture turistiche di base.

Oggi il paese è visitato da turisti provenienti da molti paesi attratti dalle bellezze paesaggistiche ancora incontaminate e dai bassi costi.

Il paese importa quasi tutto: elettrodomestici, piccoli macchinari e automobili, soprattutto giapponesi. I principali partner commerciali del Malawi sono la Germania, il Regno Unito, gli Stati Uniti, lo Zimbabwe, il Giappone e il Sud Africa.

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