MARIA TERESA D’AUSTRIA E IL GRANDE SOGNO EUROPEO

Ciò che è avvenuto nel 1992 a Strasburgo, con la nascita dell’Unione Europea, non è altro che la realizzazione dell’obiettivo politico, del sogno, della visione di una donna, Maria Teresa d’Austria.

Nata a Vienna nel 1717, dove morì nel 1780, era figlia di Carlo VI; ereditò il trono d’Austria in seguito ad un particolare atto del padre (1713) che assicurava la successione dell’impero asburgico anche alla linea femminile. Nel 1736 sposò Francesco Stefano di Lorena che l’anno seguente divenne granduca di Toscana. Nel 1740 morì Carlo VI e Maria Teresa salì al trono mentre il marito preferì tenersi in disparte ed occuparsi non di politica ma di questioni tecniche e amministrative inerenti lo Stato.

Nonostante i tentativi delle altre potenze, e una guerra tesa a smembrare l’eredità del padre, dopo la pace di Aquisgrana Maria Teresa viene proclamata imperatrice. L’Austria perde alcuni territori italiani in favore di Carlo Emanuele III di Savoia e la Slesia in favore di Federico II di Prussia. Contro quest’ultimo, che si era alleato con l’Inghilterra, Maria Teresa strinse un’alleanza con Luigi XVI di Francia, Elisabetta di Russia e Augusto III di Sassonia e Polonia.

Scoppiò la guerra dei Sette anni che si concluse nel 1763 con la sconfitta di Maria Teresa. Nel 1765 moriva Francesco I e Maria Teresa, donna di grande intelligenza ed energia, si dedicò alla trasformazione e modernizzazione dello stato austriaco.

Fu così data all’impero un’organizzazione che determina il passaggio alla modernità: con nomi dell’epoca vennero creati il Consiglio dei Ministri, il Ministero degli Interni e degli Esteri, il Ministero della Guerra, e quello delle Finanze e enti autonomi per il governo della Boemia e dell’Ungheria. Molti privilegi vennero tolti ai nobili e ne vennero concessi alcuni anche alla borghesia e le tasse per i contadini vennero alleggerite.

Maria Teresa, pur devota cattolica, ebbe una politica ferrea nei confronti del clero limitandone i privilegi intervenendo anche nell’istruzione di base (che divenne obbligatoria) e universitaria, favorendo le facoltà scientifiche e lo sviluppo delle scienze economiche.

Maria Teresa ebbe larga parte nelle riforme dell’impero, fu donna di grande energia e amministrò ottimamente l’Austria sia in pace che in guerra. Lo sviluppo della Lombardia, tra l’altro, è dovuto alle sagge misure amministrative adottate prima da Maria Teresa e poi dal figlio e suo successore Giuseppe II.

Ebbe col marito Francesco I 16 figli: 11 femmine e 5 maschi. Tra i più famosi si contano la regina Maria Antonietta di Francia (moglie di Luigi XVI), l’imperatore Giuseppe II d’Austria e il granduca di Toscana Leopoldo (imperatore d’Austria alla morte di Giuseppe II). L’educazione materna, per quest’ultimo fu profonda e decisiva. Il granducato di Toscana fu, a metà del ‘700 il primo, ad abolire ufficialmente la pena di morte.

Maria Teresa, imperatrice dei Romani, regina d’Ungheria e Boemia, imperatrice d’Austria, granduchessa di Toscana, signora del Milanese e del Mantovano è di fatto la madre dell’Unione Europea, colei che ha gettato il seme di una confederazione di stati che si realizza con Strasburgo 1992. Infatti, con lei, un disarticolato complesso di territori (ricordiamolo: sono i ducati d’Austria, la Stiria, la Carinzia e la Carniola – all’incirca l’odierno Friuli – , la città di Trieste con quello che sarà il suo grande porto, la contea del Tirolo, il principato vescovile di Trento, il regno di Boemia e Moravia, quello d’Ungheria, la Transilvania, la Croazia, Belgio e Lussemburgo, il Milanese e il Mantovano, il ducato di Parma e Piacenza, il granducato di Toscana, quello poi perduto di Lorena, con grosse influenze sulla Slesia e la Svevia), diventa una federazione inserita in uno Stato unitario amministrato con criteri di efficienza ed eguaglianza dove trovano spazi enormi la pace e le idee illuministe. In questo impero, è chiaro il seme degli Stati Uniti d’Europa e del pensiero mittel-europeo. Nelle sue memorie scrive: “Per quanto amore abbia avuto per la mia famiglia e i miei bambini, non avendo risparmiato per loro né zelo né fatica, ne attenzioni né lavoro, li ho sempre posposti al bene generale dei miei Paesi perché ero persuasa in coscienza che tale era il mio dovere e che la loro prosperità esigeva che io fossi la loro prima e comune madre.”

Per creare un impero degno di questo nome, Maria Teresa mette mano alle riforme ovviando a quello che era un modo di pensare e governare ancora medioevale: riforma dell’amministrazione, riforma dell’esercito, riforma della scuola perché ha capito che ordine, forza e cultura sono le fondamenta sulle quali si costruiscono il benessere e la sicurezza di uno Stato.

Con lei nasce anche il catasto con il quale si sanno esattamente le proprietà di ogni cittadino e dunque la giusta misura della tassazione.

Viene anche riorganizzato l’esercito fino ad allora una massa informe di soldati “straccioni”: nascono le accademie militari per l’insegnamento della strategia e della tattica e codificato l’addestramento dei soldati.

Viene riformata la scuola e l’università, come già accennato e la cultura viene strappata dal monopolio di preti e frati. “Il popolo va tolto dall’ignoranza, ad esso va data istruzione al fine di poter migliorare la propria condizione, essere utile a se stesso, allo Stato, alla prosperità della collettività” afferma.

Maria Teresa non trascurò il settore della giustizia abolendo la tortura e le pene corporali più crudeli introducendo nel diritto la fondamentale distinzione tra delitti colposi e dolosi.

 

Nel granducato di Toscana, suo figlio secondogenito e futuro imperatore Pietro Leopoldo di Lorena (1765-1790), si propose di formare un ceto di nuovi piccoli proprietari al fine di togliere il monopolio della proprietà terriera alla nobiltà ed accrescere il tenore di vita della popolazione. Importante fu l’opera riformista in campo giuridico con l’emanazione di un codice penale detto Leopoldino dove per la prima volta in Europa trovavano applicazione i principi teorizzati da Cesare Beccaria e viene abolita la pena di morte. Vanno ricordate riforme come la limitazione del potere della polizia, la fondazione di scuole maschili e femminili, la soppressione dell’arresto per debiti. Egli fu riformista anche in ambito ecclesiastico con l’introduzione di un catechismo di spirito francese e giansenista, la tassazione dei beni ecclesiastici, la soppressione dell’Inquisizione.

A Milano Maria Teresa rinnova completamente la città. Con lei e l’architetto incaricato Giuseppe Piermarini viene restaurato il Palazzo Reale, progettata la villa di Monza, ristrutturato il Palazzo Brera, varie vie, e giardini, posta sulla guglia più alta del Duomo la famosa Madonnina (1774), e realizzato il Teatro alla Scala decretando il risveglio politico e culturale di Milano. Vennero anche create le scuole elementari e posta in atto una riforma finanziaria.

Trieste, con la costruzione del porto, diviene il principale scalo marittimo dell’Impero absburgico, la città “vecchia” e “nuova” vengono legate per agevolare la fusione degli abitanti. La città, divenuta “porto franco”, senza gabelle doganali registra un’affluenza di persone di tutte le razze e di ogni ceto (italiani, serbi, sloveni, croati, ebrei, greci). Per essi viene promulgato “l’Editto di tolleranza” che sancisce la libertà di culto, di negoziare liberamente e di possedere beni.

Sotto Maria Theresia Trieste divenne importante anche per il Tribunale di Cambio Mercantile e per il Consolato del Mare assieme all’attività dell’Ufficio giudiziario con il nuovo “regolamento di commercio e de’ falliti”. Creò l’Ufficio Tavolare con compiti di registrazione degli immobili, tutt’ora esistente. Promulgò ordinanze scolastiche (1774) con l’istituzione di scuole primarie (obbligatorie) e secondarie : ordinanza valida anche in tutte le province austriache. Nel 1753 creò la “Scuola Nautica di Trieste” per promuovere il commercio e la navigazione. Questa istituzione esiste tutt’ora.

Nel 1766 funzionò di fatto la prima Compagnia di Assicurazioni (marittima) voluta da Maria Theresia e nata sul modello di altri paesi.

Grandi opere, grandi idee. Ma essa promosse anche la messa a dimora di milioni di castagni, ed insegnò ai contadini come utilizzarne i frutti. Non è un caso, che nei territori dell’ex Impero asburgico la castagna sia stata uno dei mezzi di contrasto alla fame e alle carestie ed è ancor oggi un frutto apprezzato e coltivato.

Infine si deve a Maria Teresa d’Austria la codifica, nel 1775, delle consuetudini nella legge del “maso chiuso” che scongiurò il frazionamento eccessivo delle proprietà. A ogni generazione, il terreno che un padre lasciava agli eredi, suddividendolo tra loro, si faceva sempre più piccolo, del tutto insufficiente a nutrire una famiglia; così, un numero crescente di contadini europei si trovò trasformato in servo agricolo e in una situazione di povertà. La legge, assicurando un tetto e un gruzzolo ai figli non eredi, permetteva loro di crearsi almeno un’opportunità.

 

L’eguaglianza tra stati, popoli e culture diverse, la pace, l’unità di intenti, caratterizzano l’Austria felix di Maria Teresa d’Austria e ciò che i suoi sudditi prima e gli storici oggi affermano: ella fu la Landesmutter, la mamma dei suoi popoli, colei che amò in egual misura e rispettò tutti i tasselli che componevano il quadro del suo impero.

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