Non solo Nuba…

Nuba non è il nome di un popolo.

E’ il nome collettivo che viene usato per circa 1 milione di abitanti dei Monti Nuba (area collinare di 48 mila km quadrati con cime alte tra i 400 e i 900 metri circa) nel Korfukan, più o meno nel mezzo dell’attuale Sudan.

E’ dunque un gruppo di popoli che parlano più di 50 lingue diverse, popoli migrati o fuggiti dal sud e insediatisi in questa zona straordinaria per conformazione geologica caratterizzata da pinnacoli di roccia che si ergono da un paesaggio collinare e che vennero – e in parte ancora vengono – utilizzate come fortezze naturali, irraggiungibili per un comune mortale “inesperto” e inserite in un paesaggio collegato solamente da stretti e a volte invisibili sentieri percorribili solo a piedi.

I guerrieri e i lottatori Nuba sono quelli resi celebri ed immortali dalle foto di George Rodgers e di Leni Riefenstahl, attrice, regista, fotografa celebre per essere stata la reporter della Germania nazista e di Hitler, ma assolta da connivenze più o meno forti col regime nazista, che nel volume “Africa” le ha raccolte.

Oggi i Nuba non si dipingono più il corpo con le figure geometriche che la Riefenstahl ha reso famose e, naturalmente, non tutti hanno il fisico del vincitore portato sulle spalle del vinto della foto-simbolo di Rodgers. Sono comunque abili atleti (in tutte le cerimonie tradizionali – feste e funerali – vi è qualcosa – lotta, danza, salti, giravolte – che richiama al gesto atletico), buoni musicisti e bravi danzatori.

Musica e danza sono un filo rosso che unisce giovani, anziani, donne e bambini, compresi i sordi, i ciechi, i malati: come se musica e danza facessero parte del DNA tanto da essere azioni quotidiane.

Oggi i Nuba sono impegnati in una lotta per difendere la loro dignità di persone in un mondo che ha visto nelle loro terre l’occasione di enormi affari e profitti. Sono agricoltori – coltivano su terrazze spianate sulle colline – e talvolta sulle pianure più fertili a valle. Allevano bestiame in una regione favorita dalle piogge sufficientemente regolari, che rendono la zona fertile e verde.

Il loro problema è duplice: i monti Nuba galleggiano letteralmente sul petrolio e il loro territorio è stato progressivamente “invaso” da facoltose famiglie di commercianti e latifondisti della capitale che vi hanno fondato grandi aziende agricole per la produzione intensiva.

Per secoli sulle colline dei monti Nuba si sono rifugiati popoli che sfuggivano dalla schiavitù: Ashanti, Shona, Fulani, Bemba, Lozi; singoli e gruppi familiari di tutti i popoli africani, del sud, dell’est e dell’ovest, si sono ritrovati qui. Fra i Nuba si distinguono esattamente 52 gruppi etnici, ognuno con un nome particolare, una lingua (spesso con chiari legami con la lingua del gruppo etnico originale di appartenenza), cultura e tradizioni diverse.

Per esempio: nell’architettura, le abitazioni sono costruite con materiali e su disegni estremamente diversi, dai muri a secco e bombati che ricordano le rovine di Grande Zimbabwe, al fango e paglia con porte circolari che ricordano le forme architettoniche dei Dogon del Mali. Alcune tradizioni, come quella della lotta libera a corpo nudo, sono diffuse fra quasi tutti i gruppi etnici, ma i rituali preparatori, il modo con cui i corpi vengono dipinti, variano a seconda dei gruppi.

Dunque dal punto di vista etnico quest’area è una zona di confine ed un microcosmo dell’Africa. A nord si entra nell’Africa arabizzata. Appena più a sud si trovano gli Shilluk, il primo gruppo nilotico, la cui cultura si e sviluppata sulle sponde e nelle paludi del Nilo, un ambiente completamente diverso da quello delle Montagna Nuba.

Anche da un punto di vista religioso convivono mussulmani, cattolici e animisti. C’è da dire che l’influenza dell’Islam è stata acquisita dalle migrazioni verso la capitale e dal rientro di uomini islamizzati. Sotto molti aspetti il popolo Nuba sembra definirsi come una comunità multiculturale.

Nel 2005 il Tribunale Internazionale ha affidato l’area dei Monti Nuba al governo di Khartoum e per reazione (ma non è l’unica motivazione) i Nuba si sono alleati con il movimento di liberazione SPLA del Sud Sudan, combattendo con questo la lunga e sanguinosa guerra civile contro Khartoum. Di fatto nel recente referendum sull’autodeterminazione i Nuba non hanno votato e da tempo chiedono uno statuto speciale per il loro territorio. Come già detto, a partire dagli anni ’60 le loro pianure sono state occupate da fattorie e proprietari terrieri – spesso legati al governo – che lentamente ne hanno limitato il territorio e li hanno costretti ad arretrare progressivamente sulle colline.

Le competizioni atletiche, che si svolgono durante feste e funerali, rivestono un ruolo importante nella cultura nuba e costituiscono un’occasione per sfoggiare gli straordinari dipinti corporali.

Le tradizioni religiose dei Nuba includono il culto dei morti e il rispetto per i capi religiosi, che fungono anche da guaritori. Durante il ventesimo secolo, molti Nuba si sono convertiti al Cristianesimo, e un numero ancor maggiore (oltre il 40 per cento) all’Islam.

Le diverse società Nuba hanno in comune l’assenza di un potere centralizzato. Non hanno mai avuto capi. I “capi” sono stati inventati e imposti verso il 1920 dal colonialismo inglese, che aveva bisogno di intermediari locali per poter applicare il principio dell’indirect rule, di avere cioè un referente certo in ogni luogo tramite il quale applicare le proprie regole sociali ed economiche soprattutto.

Ancora oggi, come e stato per secoli, la coesione sociale dei diversi gruppi, è garantita dal rispetto della tradizione, da consultazioni a livello di villaggio, dal consenso necessario per ogni decisione importante e da istituzioni come i sacerdoti delle religioni tradizionali (kujur) e dai gruppi di età come avviene in Mali e in Kenia.

Il Nuba è abituato ad essere consultato ed ascoltato nella gestione ordinaria della vita sociale e, a maggior ragione, quando sono in gioco decisioni importanti per il futuro di tutti.

Questo atteggiamento ha profondamente influenzato anche lo SPLA (Sudan People Liberation Army) che sulle montagne Nuba ha assunto un suo volto particolare ed e stato fin dagli inizi della sua presenza costretto ad abbandonare la rigidità ideologica che lo caratterizzava.

Oggi, l’armata di liberazione è composta solo da Nuba e la bellicosità, pare stia lentamente e fortunatamente scemando.

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