ÖTZI VENIVA DALLA CONCA DI BRESSANONE

Ormai ci siamo abituati. La presenza di Ötzi, al Museo archeologico di Bolzano, non è più, per gli altoatesini motivo di vorace curiosità. Insomma, ci si abitua anche agli eventi sensazionali, come lo è stato il ritrovamento dell’Uomo del Similaun. Eppure, scava scava, gli studiosi trovano sempre nuovi motivi per riflettere, ricercare, studiare quel corpo, pezzo unico, che continua a produrre nuovi particolari. Detto in breve: le ultime ricerche dicono come la mummia più famosa del mondo appartenga ad un uomo nato e vissuto a Bressanone, le cui vicende personali (e queste, ne siamo certi, rimarranno un mistero) lo hanno portato in Val Venosta.

Questo è quanto afferma l’archeo-botanico Klaus Öggl, di Innsbruck, che ha verificato e ulteriormente studiato quanto già individuato dal team del professor Wolfgang Muller dell’Università di Londra nel 2011. Questi è partito da un principio ben noto agli studiosi: gli isotopi presenti nello smalto dei denti sono buoni indicatori di ciò che un individuo consuma da bambino; quelli nelle ossa indicano gli alimenti consumati in età adulta, mentre quelli trovati nell’intestino danno indicazioni piuttosto sicure su ciò che una persona ha consumato nei suoi ultimi giorni. L’analisi degli isotopi di Otzi indica come egli abbia trascorso la sua giovinezza in una valle a sud del Passo del Brennero mentre quelli nelle sue ossa indicano ha viaggiato sia a nord che a sud del luogo in cui la sua mummia è stata ritrovata. Le analisi sugli isotopi di piombo, stronzio e argon, incrociate con indicatori del tipo di terreno sul quale Ötzi si è mosso, ha mangiato e vissuto, indicano che Otzi è probabilmente cresciuto in Valle Isarco, dove la valle si fa più ampia in una zona che include la moderna città di Bressanone mentre i livelli di isotopi nelle sue ossa corrispondono a quelli di due valli alpine più a ovest, la Val Senales e la Val Venosta. Il minerale di mica trovato nell’intestino e probabilmente, accidentalmente ingerito con grano macinato a pietra corrisponde a quello che si trova nella bassa Val Venosta. Sulla base di queste indicazioni, sembra probabile che l’Uomo venuto dal ghiaccio abbia intrapreso il suo ultimo viaggio errando sui monti, poi, sceso più in basso, possa essere entrato in conflitto con gli abitanti di un insediamento neolitico dell’attuale zona di Laces in Val Venosta ed abbia cercato scampo nuovamente dirigendosi verso l’alto, dove poi trovò la morte. Alle stesse conclusioni arriva il dottor Öggl, che conferma queste teorie studiando i pollini presenti sul corpo della mummia, i resti dei pasti di Ötzi (che si sarebbe cibato di carne di stambecco prima della sua morte) e dall’analisi degli oggetti in legno, di nove qualità diverse. In particolare, la presenza di polline di una pianta non si trova sul versante austriaco delle montagne indica che ha trascorso tutto il suo tempo sul versante italiano della montagna.

Insomma, se per gli archeologi è cosa nota da tempo, quella che Bressanone esistesse già molto prima del 901 e del Maso Prichsna a cui ci si aggrappa per dare un’età alla città, va certamente fatto notare che Ötzi poteva essere un personaggio magari anche conosciuto (e odiato? o temuto?) della conca brissinese. Perché, gli studiosi, come Öggl, che nulla danno per scontato, si stanno ponendo da tempo ormai anche un’altra domanda: ma Ötzi, era veramente un pastore-raccoglitore come ormai si vorrebbe dare per scontato o era forse qualcos’altro? Il compito di dare una risposta plausibile a questi dubbi è stato dato all’archeologo Andreas Putzer, che ha scoperto in Val Finale, ultime propaggini della Val Senales verso il Similaun, un tratto dell’antica via dell’ambra che un tempo immemorabile, giungeva dalle coste del Mar Baltico e dei mari del Nord fino al Mediterraneo. La portavano commercianti (forse un po’ stregoni) e la usavano certamente i Fenici, i Greci, più vicino a noi i Romani, ma evidentemente anche migliaia di anni prima di Cristo. L’ambra, si credeva, avesse proprietà terapeutiche, oltre ad essere un gioiello; e dunque era ambitissima e preziosissima. Ebbene, a 2400 metri di altitudine, in Val Finale, a due passi (si fa per dire) dal Similaun due giovani archeologi del team di Putzer (Tobias Mores e Andreas Vigl) hanno trovato massi a coppelle (come quelli che numerosi si trovano a Velturno, Elvas e in diverse località della conca brissinese, ma comunque non solo) e un “tesoretto” di 34 perle d’ambra. Insomma, se non è ancora stata trovata alcuna documentazione che attesti come 5 mila e 300 anni fa, si compisse il “rito” della transumanza delle greggi di pecore dalla Val Senales alla Ötztal, che si compie ancor oggi, ci sono invece quelle perle che attestano come di là passasse l’ambra. Che però passava anche attraverso il Brennero, passo più basso delle Alpi, e dunque più facile da scavalcare. E’ questa coincidenza di luoghi, con le certezza dell’infanzia e maturità di Ötzi che potrebbe far ripensare tutta la figura dell’Uomo dei ghiacci. Per il momento basti la certezza che era un brissinese!

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