QUANDO ESSER PICCOLO E BIANCO TI COSTA LA VITA

IN TANZANIA, ZAMBIA, MALAWI E’ CACCIA AGLI “ZERUZERU”

Siamo animali. Anche noi. Ce lo dice la storia della nostra evoluzione, che parte da qui, dalla Valle del Rift, dove sono stati trovati i resti dei nostri antenati più lontani. E come animali, oltre ad avere bisogno di cibo, di riparo, di protezione dai raggi cocenti del sole, dalla pioggia e dal freddo, subiamo qualche scherzo di Madre Natura, che a volte “gioca” a farci diversi dagli altri nostri simili.

Capita così, in un mondo di neri, di genti la cui pelle si è adattata producendo più melanina, ai raggi cocenti del sole, visto che la terra è panciuta e all’equatore è più vicina all’astro, centro torrido del nostro sistema di pianeti, capita – si diceva – che qualcuno nasca “bianco”. In una terminologia più scientifica, il fenomeno si chiama “albinismo”.

L’albinismo, in Svezia, Norvegia o Finlandia passerebbe inosservato o quasi. In Africa no! E così capita che i (pochi per fortuna) neri che hanno la sfortuna di essere chiari di pelle e rossi o biondi di capelli in un mondo dove il nero è la normalità, diventano delle vittime. In Malawi, in Tanzania, in Zambia soprattutto, ma anche – bene o male – in tutti gli altri paesi del Continente Nero.

Bambini sacrificati durante riti di stregoneria per ottenere benefici dagli spiriti, uomini trucidati per placare l’ira degli dei: agli occhi di un uomo occidentale tali usanze possono sembrare retaggio di secoli passati e di barbarie inaccettabili ma, come spesso accade, la realtà è purtroppo diversa.

Fin dall’antichità l’uomo ha sacrificato propri simili per raggiungere uno scopo e, tutt’ora, oggi, nel 2015, tali ritualità e credenze sono presenti in diverse culture contemporanee.

Sacrifici umani: oggi il problema è strettamente connesso al denaro. Di recente ha fatto scalpore la notizia che in Uganda si pratichino ancora sacrifici umani e, più precisamente, di bambini. La notizia è stata diffusa da diverse fonti, tra cui spicca quella fornita da Jubilee Campaign Law of Life, (un’associazione americana che si occupa anche di tutela dei minori), secondo cui a oggi, solo in Uganda, sono stati trucidati oltre novecento bambini per sacrifici umani.

Questa tremenda pratica è utilizzata per ottenere salute, successo e soldi: sotto un certo punto di vista le stesse cose che si possono ottenere da un patto con il Diavolo ma, vista la frenetica evoluzione della società moderna, il concetto di “vittime” è cambiato rispetto al passato.

O meglio, sono cambiate le modalità, dato che il fine è sempre lo stesso: trarre beneficio dal sacrificio di un altro essere vivente. E i soldi c’entrano, eccome. I bambini dunque sono divenuti dei veri e propri beni commerciali, necessari per mantenere un orrido mercato che si basa sul concetto di domanda-offerta. Il fenomeno non è relegato ai ceti sociali più infimi, ma si sta espandendo a livelli sociali superiori: non è raro, infatti, che uomini d’affari, imprenditori e ricchi possidenti si rivolgano a stregoni per ottenere la “merce” desiderata. E gli stregoni, per sbandierata credenza ma più verosimilmente per soldi, non si tirano affatto indietro. Purtroppo il loro modo di agire è raccapricciante perché solitamente propongono due metodi per compiere il rito sacrificale: o seppellire il bambino vivo presso il luogo desiderato in cui si vogliono ottenere i benefici, oppure mutilarlo e raccogliere il sangue in un contenitore. Ai maschi spesso sono asportati i genitali e la testa e inumati assieme alle mani e i piedi. Purtroppo nel continente africano sono molto diffuse tali pratiche, e la medicina “muti” è un terribile esempio. Muti è una parola di origine zulu che significa medicina tradizionale africana particolarmente utilizzata in Tanzania, Burundi e comunque in quasi tutta l’Africa meridionale.

Tra gli aspetti particolari di questa pratica, c’è l’utilizzare parti di corpo umano per realizzare “medicine” atte a curare vari tipi di patologie. Si ritiene anche che, per ottenere la massima efficacia, le parti del corpo della vittima debbano essere prelevate quando la persona è ancora viva e che le sue urla di dolore migliorino sensibilmente gli effetti curativi del farmaco. Anche in questo caso le vittime preferite sono i bambini e, da recenti studi effettuati da organizzazioni umanitarie internazionali, sono soprattutto i bambini albini a essere particolarmente apprezzati. La richiesta è talmente elevata che, spesso, le parti dei corpi delle vittime sono esportate in tutto il continente, creando così una rete commerciale che sembra inarrestabile, molto simile – naturalmente solo per pratica e rete di distribuzione – a quella del corno di rinoceronte. Gli acquirenti non vanno ricercati solamente nei ceti più disagiati, ma sono soprattutto persone benestanti a mettere sul piatto le offerte più sostanziose pur di impossessarsi delle medicine ricavate da parti e organi umani con le quali si possono curare non soltanto malanni fisici, ma anche la povertà e la malasorte.

Molte associazioni e organizzazioni internazionali si stanno occupando di questa terribile problematica. Dal punto di vista antropologico questa orrida pratica ha origine dall’evoluzione e, in particolar modo, dall’istinto di sopravvivenza dell’uomo. Gli uomini primitivi, infatti, intesi nel senso più generale del termine, erano soliti sacrificare i propri figli per ricevere in cambio di un bene superiore a vantaggio della propria tribù. Ricordiamo solo di sfuggita che anche la Bibbia riporta almeno un celebre episodio sull’argomento. Solitamente spettava alle donne questo compito e teniamo presente che i nostri “avi”, che vivevano soprattutto di caccia, non si facevano scrupoli a sopprimere la propria prole in condizioni ambientali particolarmente difficili e sfavorevoli. Lo stesso comportamento è riscontrabile osservando differenti specie animali.

Ma secondo la magia nera africana, gli albini sono esseri dotati di poteri magici e che le parti del loro corpo siano di grande efficacia nelle pratiche magiche. Ciò va ad accrescere la loro “appetibilità” facendoli diventare oggetto privilegiato di violenze e omicidi. Di recente, Il 10 febbraio, la polizia tanzaniana ha rinvenuto il corpo mutilato di un neonato albino nella riserva naturale di Biharamulo, nel nordovest della Tanzania. Ma citiamo questo fatto come solo l’ultimo caso in ordine cronologico di una lunga serie di violenze che ha come oggetto la popolazione albina in Africa. Gli albini vengono considerati figli del diavolo zeruzeru – e secondo le tradizioni locali le loro ossa sarebbero in grado di annullare il malocchio. Secondo alcune testimonianze, tramite i loro arti si può localizzare l’oro in una miniera, e seni e genitali degli zeruzeru sarebbero in grado di curare l’infecondità. In alcune zone il prezzo di mercato di un albino arriva a toccare fino a 188 mila euro. È successo in Kenya nell’agosto del 2011. Ma la pratica è diffusa, come dicevamo in precedenza anche in Tanzania, Zimbabwe e Burundi. Orecchi, lingua, naso, genitali e arti possono arrivare a valere 75 mila euro. La pelle viene commercializzata sul mercato nero a un prezzo che varia dai 1500 ai 7 mila euro, a seconda dell’età. Naturalmente, le enormi occasioni di guadagno aumentano l’incidenza di episodi di violenza contro gli albini.

Secondo la magia nera africana, maggiore è il dolore provato dallo zeruzeru, più forti sono le urla, maggiore è il potere presente nell’arto amputato. Addirittura, secondo alcuni credi tribali a violenza sessuale sulle donne albine farebbe guarire dall’Aids. Nella sola Tanzania, secondo le Nazioni Unite sono stati uccisi oltre 70 albini a partire dal 2000. Ma questa cifra sarebbe solo la parte visibile dell’orrendo iceberg, in quanto moltissimi casi non vengono neppure segnalati alle autorità.

Anche gli eventi politici di un paese, come ad esempio le elezioni che avranno luogo in Tanzania il prossimo ottobre, possono avere un impatto sul numero di crimini violenti commessi contro gli albini. Molte organizzazioni umanitarie affermano e denunciano come siano gli stessi politici a fare ricorso a rituali di magia nera. “Sappiamo che gli informatori vengono pagati fino a 100 dollari se riescono a identificare un albino vulnerabile. Sappiamo anche che gli assassini vengono pagati migliaia di dollari, ma ciò che non siamo ancora in grado di affermare con certezza è chi siano i clienti veri e propri”, ha dichiarato una nota agenzia. Lo scorso dicembre, dietro forti pressioni da parte delle Nazioni Unite, il governo della Tanzania ha ufficialmente bandito la stregoneria nel tentativo di limitare gli omicidi. Non è valso a nulla. Il tragico aumento degli attacchi contro gli albini è stato denunciato dall’Onu alla luce delle almeno 15 vittime registrate solo negli ultimi sei mesi tra cui un bimbo di appena un anno ed una bambina di due. In paesi dove dominano credenze popolari e superstizioni, «questi attacchi sono spesso estremamente viziosi, e sono mirati prevalentemente contro i bambini», ha denunciato a Ginevra l’Alto Commissario Onu per i diritti umani Zeid Ra’ad Al Hussein.

E’ chiaro come le persone affette da albinismo (mancanza di pigmentazione, con conseguente colore chiarissimo di pelle, occhi e capelli), vivano nel terrore. L’Onu segnala almeno 6 casi in Malawi nel corso dei primi tre mesi di quest’anno, contro i quattro episodi documentati nel corso dei due anni precedenti. Si segnala ad esempio il rapimento di un bambino di due anni, il 16 gennaio di cui manca ogni traccia. Il 18 gennaio una donna albina di 68 anni è scomparsa dal suo villaggio: il suo corpo, braccia, gambe e testa tagliate, è stato trovato il giorno dopo. La situazione è peggiorata anche in Tanzania, dove è stato registrato l’omicidio di un bimbo di un anno, trovato morto, braccia e gambe tagliate. In tutto, otto gli attacchi documentati in Tanzania dall’agosto 2014. Violenze contro albini sono segnalate anche in altri paesi africani, tra cui il Burundi. Le persone colpite da albinismo sono discriminate e spesso perseguitate a causa di superstizioni che le fanno percepire come una “maledizione” o per i poteri “magici” attribuiti a parti del loro corpo utilizzato anche nell’altro orrendo mercato, quello dei trapianti.

Nella fattispecie, i corpi vengono acquistati da stregoni e sacrificati per realizzare talismani e compiere riti che i loro organi – così si crede – rendono particolarmente efficaci nel procurare ricchezza, fortuna e potere. Sono ingredienti talmente ricercati che, secondo la polizia tanzaniana, per un “kit” completo di parti del corpo di un albino gli stregoni sono disposti a pagare fino a 75.000 dollari: una cifra enorme in un paese classificato 159° nell’Indice di sviluppo umano 2015, con un prodotto interno lordo pro capite medio di 1.654 dollari. Nazioni Unite e governo tanzaniano annunciano: in vista delle imminenti elezioni generali, parlamentari e presidenziali, alcuni candidati si rivolgeranno agli stregoni per assicurarsi la vittoria e crescerà il pericolo per gli albini.

Per questo il governo ha deciso di bandire le attività degli stregoni su tutto il territorio nazionale. Da alcuni anni le autorità tanzaniane tentano inoltre di convincere la popolazione a rispettare gli albini, tradizionalmente vittime di discriminazioni e ostracismo, affidando loro cariche politiche e promuovendo iniziative di sensibilizzazione. Mettere al bando almeno temporaneamente gli stregoni e riabilitare agli occhi della popolazione gli albini non basta comunque a combattere e debellare la superstizione, il ricorso alla stregoneria, e, al tempo stesso, promuovere una diversa concezione della persona umana che induca a rispettare e difendere la vita, dal suo concepimento alla morte e ad attribuire valore a ogni uomo, senza discriminazioni di sesso, età, condizione sociale, caratteristiche fisiche, etnia, fede. Altrimenti, se pure gli albini saranno tutelati, altri bambini prenderanno il loro posto: come infatti succede dove gli albini sono molto più rari che in Tanzania e quindi difficili da reperire.

Nella vicina Uganda, un’indagine condotta dalla Bbc nel 2010 ha rivelato un crescente mercato di organi di bambini per riti propiziatori di fortuna, successo, salute e ricchezza. Uno stregone consultato da un giornalista, che fingeva di volersi avvalere dei suoi servizi, ha illustrato due metodi per ottenere buoni risultati: uccidere un bambino e usarne organi e arti, scelti in base al sesso e alle finalità del rito, oppure seppellirlo vivo nel luogo in cui si intende avviare una attività. Più a sud, in Malawi e Mozambico, in alcuni periodi il numero di bambini scomparsi, dei quali si ritrovano poi i corpi smembrati, privati degli organi interni, è tale da indurre le famiglie a chiudere i figli in casa dopo il tramonto: ma restano sempre gli orfani e i bambini di strada di cui approfittare. Una delle città periodicamente più colpite è Nampula, nel nord, dove si sospetta che, all’impiego di organi in stregoneria, si aggiunga anche quello per i trapianti.

Non c’è stato africano in cui i bambini siano al sicuro, dalla Costa d’Avorio al Tanzania. Si potrebbe pensare che all’origine del fenomeno siano condizioni estreme di arretratezza, povertà e isolamento. Ma non è così. Secondo gli organi governativi che lottano contro i sacrifici umani, l’aumento delle pratiche che comportano l’uccisione di bambini è correlato ai crescenti livelli di sviluppo e benessere che consentono a più persone di pagare le salate “parcelle” richieste dagli stregoni per i sacrifici umani.

D’altra parte, come si è visto, in Tanzania e non solo, sono candidati a cariche politiche – futuri parlamentari, governatori, ministri, imprenditori a ricorrere agli stregoni, i più rinomati e costosi e a richiedere il meglio, pagando cifre enormi.

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